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Jole Santelli

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CATANZARO – È diventata una vera telenovela la nomina del dirigente dell’avvocatura regionale. L’ultimo atto è la decisione della governatrice Santelli di revocare l’incarico al segretario generale dell’ente, Maurizio Borgo, che ha fatto un passo indietro rispetto alla reggenza ad interim dell’Avvocatura. Era stato lo stesso Borgo, qualche giorno prima, come si evince dal decreto della Santelli, a comunicare che le funzioni istituzionali già assegnate al Segretario Generale «sono talmente gravose da non consentirgli il contemporaneo svolgimento, in continuità e per un così consistente lasso di tempo, anche dei compiti assegnati per legge al Coordinatore dell’Avvocatura».

Nei giorni precedenti era stato presentato un nuovo ricorso da parte dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro con il quale, tra l’altro, si contestava la nomina per la mancata iscrizione all’albo speciale, oltre che per profili di presunta incompatibilità legata al doppio ruolo rivestito. In attesa del giudizio di merito fissato dal Tribunale per il 15 ottobre, e «considerata la necessità di garantire, fino alla definizione del procedimento giurisdizionale pendente, l’efficace andamento e l’unitario svolgimento delle attività giudiziali e stragiudiziali ed evitare qualsivoglia pregiudizio per l’Amministrazione», la presidente della Regione ha così deciso di affidare all’avv. Franceschina Talarico, avvocato dipendente della Regione Calabria, «l’incarico di Coordinatore reggente dell’Avvocatura regionale, fino alle nuove determinazioni che saranno adottate all’esito del procedimento giurisdizionale pendente».

Intanto gli avvocati Vincenzo Agosto e Crescenzio Santuori, hanno depositato alla sezione lavoro del Tribunale di Catanzaro la revoca della nomina del vecchio coordinatore. Il ricorso è stato presentato in rappresentanza degli avvocati del Consiglio dell’ordine del capoluogo contro la Regione e contro l’avvocato Maria Maddalena Giungato. Nelle venti pagine che compongono il ricorso, i due legali ripercorrono tutta la vicenda e sottolineano come «nessun avviso pubblico è stato bandito dalla Regione, nessuna previa verifica delle professionalità interne (molteplici) costituenti l’avvocatura regionale è stata condotta, nessuna motivazione – incalzano i due professionisti – è stata offerta circa la volontà di preferire “un avvocato esterno” a “un avvocato dipendente della Regione».

I legali pongono l’attenzione sull’incipit del decreto nel quale il presidente avrebbe «chiesto di nominare uno specifico professionista esterno alla Pubblica amministrazione, manifestando una scelta diretta, nominativa, immotivata ed estranea alle ordinarie vie comparative e costituzionali».

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