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Gli uffici della Regione Valle d'Aosta

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Concorso esterno in associazione mafiosa: è l’ipotesi di reato formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino per i due ex presidenti della Regione Valle d’Aosta Laurent Viérin e Renzo Testolin, attuale consigliere regionale dell’Union valdotaine, e per l’ex consigliere regionale Luca Bianchi.

Un «atto dovuto» dopo che il Tribunale di Aosta ha trasmesso alla Procura torinese gli atti del processo Geenna su una presunta locale di ‘ndrangheta nel capoluogo valdostano.

Per Testolin (presidente facente funzioni dal dicembre 2019 all’ottobre 2020), Viérin (presidente dall’ottobre 2017 al giugno 2018) e Bianchi ci sono «indizi del reato di concorso esterno in associazione di tipo ‘ndranghetistico» essendo emersa, in base al provvedimento di trasmissione degli atti, la prova che «abbiano conseguito l’elezione a consigliere regionale nel 2018 con il sostegno del locale di Aosta della ‘ndrangheta, pur dovendo approfondirsi il tema del contributo che essi avrebbero apportato» al locale.

I loro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati dell’inchiesta Egomnia, coordinata dai pm di Torino Stefano Castellani e Valerio Longi e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Aosta. La stessa per la quale, l’anno scorso, Viérin e Bianchi, insieme ad Antonio Fosson e Stefano Borello, all’epoca rispettivamente presidente della Regione e assessore alle Opere pubbliche, avevano ricevuto un avviso di garanzia per scambio elettorale politico-mafioso.

Gli indizi segnalati dal Tribunale di Aosta alla Dda torinese derivano proprio dalle carte di Egomnia sulle elezioni regionali del 2018. «Con Renzo (Testolin, ndr) c’abbiamo il Jolly» dice in una telefonata intercettata Alessandro Giachino, dipendente del Casinò di Saint-Vincent, condannato ad Aosta, nel settembre scorso, a 11 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Lo stesso Giachino, a Bianchi che gli chiede di «quantificare i voti che potrà ottenere alle regionali», scrivono i giudici, risponde «cinquanta, cinquanta». Ed è proprio nella casa del dipendente della casa da gioco che avviene l’incontro tra l’allora presidente della Regione Laurent Viérin e Roberto Alex Di Donato, condannato a luglio dal gup di Torino a cinque anni e quattro mesi per 416-bis.

Intanto il Consiglio regionale, riunito per discutere la legge di bilancio, in assenza di «comunicazione ufficiale» oggi ha preferito non affrontare la questione. Si è difeso Laurent Viérin, che dopo l’avviso di garanzia del 2019 si era dimesso dall’assemblea, insieme a Fosson, Bianchi e Borrello: «Confermo, come già affermato più di un anno fa, la mia completa estraneità a questi fatti, che sono profondamente lontani dai miei principi e ideali».

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