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COSENZA – Ancora le Asp calabresi non sono riuscite ad uscire dall’incubo della registrazione manuale dei referti sui tamponi. È una storia che avevamo già raccontato lo scorso due dicembre e che si può facilmente riassumere. La Protezione Civile regionale aveva acquistato un software poi consegnato a tutte le Asp calabresi lo scorso luglio per favorire la raccolta di dati.

Molte Asp però si sono trovate in difficoltà in quanto i prelievi dei tamponi vengono registrati dagli operatori su fogli di carta contenenti i dati anagrafici dei pazienti e il possibile luogo di contagio. Poi vengono portati all’ufficio Prevenzione dell’Asp che li smista nei vari centri dove vengono processati. Questi centri poi restituiscono gli esiti alle Asp. Il problema in tutto questo è che i vari attori del sistema hanno ognuno un sistema informatico diverso e i vari sistemi fra loro non dialogano.

Così gli operatori devono caricare sui software tutti i dati a mano. Un lavoro immane che porta via tempo ed energie agli operatori. A tacere dell’investimento effettuato dalla Prociv che praticamente è andato in fumo.

Non a caso la Prociv ad inizio dicembre aveva mandato una sorta di ultimatum alle Asp (LEGGI). In un documento firmato dal dirigente Prociv Fortunato Varone e inviato a tutte le Asp, agli ospedali, al soggetto attuatore Belcastro, al dg Bevere a Spirlì e al commissario Longo si ribadisce che la piattaforma regionale, accessibile da qualsiasi browser internet, è attiva da luglio.

«Si ricorda – scrive Varone – che il suo utilizzo è obbligatorio, secondo quanto ribadito dall’ordinanza numero 93 del 6 dicembre 2020 nella quale, è previsto che nelle Asp «sia fortemente rafforzato l’utilizzo della piattaforma di monitoraggio integrato gestita dall’Istituto Superiore di Sanità e della piattaforma di reportistica regionale gestita dalla Protezione Civile, con il caricamento giornaliero dei dati, sia in termini di numerosità che di qualità e completezza, in linea con quanto previsto dal sistema di monitoraggio nazionale”.

Non solo nella nota si ricordava che sono stati forniti anche 20 tablet, completi di connessione dati, consegnati nel mese di luglio, inoltre, si è provveduto all’attivazione di oltre 250 utenze su tutto il territorio regionale.

Questa sorta di ultimatum della Prociv scadeva lo scorso dieci dicembre, ma ancora l’informatizzazione dei dati avviene attraverso l’inserimento manuale. Unica novità è che all’Asp di Cosenza, la più grande della Calabria, sono state inviate due unità, esperte di informatica chiamate a sbrogliare la matassa. Ma, come detto, non è semplice.

Restando a Cosenza il computer del laboratorio di Virologia non legge i fogli Excel mentre l’Asp riporta i dati proprio in questa forma. Insomma un bel problema. Non a caso la Protezione Civile ha mandato questi due esperti a Cosenza come in altre Asp per cercare di armonizzare i vari sistemi informatici. Dalle informazioni che abbiamo, però, la situazione si è dimostrata molto più complessa del previsto.

Così gli operatori continuano ad essere oberati di carte da ricopiare a mano per cercare di tenere sempre aggiornato il contact tracing e soprattutto di inviare i dati all’Istituto Superiore della Sanità. Un particolare non di poco conto visto che da questo dipende il “colore” che il Governo poi assegna alle Regioni.

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