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COSENZA -­ Diciannove posti letto apparsi nel giro di ventiquattro ore e nonostante l’aumento dei ricoveri le percentuali restano sopra soglia ma ancora gestibili. Ieri la Calabria si è svegliata con 989 posti a disposizione in area medica a fronte di 217 ricoveri, nove in più rispetto al giorno precedente. Venerdì gli spazi a disposizione erano 979. Stessa cosa nelle terapie intensive, oggi occupate al 10% con 19 ricoveri, uno in più rispetto a venerdì. Da 180 posti disponibili, tre “attivabili”, si è passati a 186 con sei spazi attivabili e non quindi ufficialmente in servizio.

Grazie a questo ritocco la Calabria tenta di rallentare una situazione in evidente peggioramento con 573 nuovi casi positivi su 8.643 tamponi. Il bollettino di ieri ha conteggiato un nuovo decesso in provincia di Catanzaro. Il totale delle vittime sale a 1.543. Superate invece le 100mila infezioni da inizio epidemia in Calabria.

Nel frattempo Occhiuto conferma la strategia di ampliamento delle terapie intensive, scontrandosi però con una mancanza cronica di personale che rischia di essere distratta da altre funzioni necessarie all’interno degli ospedali hub della regione, gli unici attrezzati con posti in Rianimazione.

«Stiamo lavorando per aumentare le terapie intensive – ha ribadito ieri – non è semplice, perché per farlo in maniera più incisiva ci vorrebbero anestesisti e rianimatori e non se ne trovano. C’è però la possibilità di riorganizzare meglio le risorse in maniera tale da avere più posti in terapia intensiva».

L’altro nodo è quello dei premi Covid. Nel cassetto ci sono ancora 17,4 milioni mai distribuiti e relativi al periodo marzo-giugno 2020. Fondi misteriosamente spariti in mille rivoli sui quali il dipartimento Salute avrebbe avviato una rendicontazione per capire in che modo sono stati spesi.

Occhiuto ne ha messi 34 totali sul piatto. «In Giunta – ha annunciato – renderemo disponibili 34 milioni di euro per pagare le spese Covid, come indennità e straordinari, ai medici e agli infermieri che da marzo 2020 hanno fronteggiato in prima linea pandemia senza avere alcun riconoscimento come invece hanno avuto i loro colleghi delle altre regioni».

Si cerca dunque di mettere mano al disastro delle mancate rendicontazioni che in epoca Spirlì sono costate un piano Covid e gli investimenti necessari per ampliare i posti letto nelle terapie intensive.

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