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COSENZA – La Calabria evita di un soffio la zona arancione pur avendo l’occupazione dei reparti in area medica ormai sopra il limite della zona rossa. E nel frattempo, mentre il piano di potenziamento ospedaliero viaggia a rilento, partono le procedure speciali per la creazione di terapie intensive “modulari” tra Lamezia e Vibo Valentia. Tutto questo in un altro giorno di boom tra nuovi casi positivi, con migliaia di tamponi antigienici della settimana riversati nel bollettino del venerdì, ancora decessi e soprattutto ricoveri in area medica.

IL BANDO DA SEI MESI PER LE TERAPIE INTENSIVE

Dieci posti letto a Lamezia, sei a Vibo Valentia. 2.860.298,26 milioni di euro e altri 80.906,09 euro di oneri di sicurezza da destinare a Lamezia e 1 milione 620.168,94 euro più 45.827,93 euro di oneri per Vibo Valentia. Il bando licenziato dalla struttura commissariale nazionale è una raccolta di manifestazioni di interesse per poter procedere alla costruzione di container dove inserire i posti di terapia intensiva aggiuntivi.

Una procedura straordinaria che fino ad oggi non si era mai vista, neanche e soprattutto in quell’ormai dimenticato piano di ampliamento dei posti letto in terapia intensiva e subintensiva, con ristrutturazione degli ospedali, di giugno 2020. A quasi due anni da quell’idea arriva una procedura che di fatto esclude le strutture ospedaliere e chiama a raccolta aziende specializzate per poter costruire dei moduli container di fronte le strutture esistenti.

Un po’ come fatto con l’ospedale da campo a Cosenza e quello di Emergency a Crotone. Stando al bando saranno in gestione per sei mesi mentre poco si dice sulla gestione del personale. I ben informati spiegano che dovrebbe essere fornito direttamente da Difesa e Protezione Civile. Nel frattempo va avanti il piano di riapertura dell’ospedale Covid di Cariati. I reparti a bassa intensità dovrebbero accogliere i primi pazienti già nelle prossime ore.

«Questo avviso della Presidenza del Consiglio – dice Occhiuto – risultato importante della collaborazione con il generale Figliuolo, ci darà la possibilità di avere a disposizione nuove strutture emergenziali che in caso di necessità potrebbero subito assistere pazienti Covid. Una buona cosa soprattutto per una Regione con poche strutture sanitarie come la nostra».

IL BOLLETTINO E LA ZONA GIALLA

La Calabria, con il 16% delle terapie intensive occupate, evita di nuovo la zona arancione. Lo sforamento dei parametri tra lunedì e martedì non è bastato e il miglioramento dei tassi al fotofinish hanno fatto il resto. Ma il problema c’è ed è anche importantissimo.

Ieri sono stati conteggiati 3.653 i positivi anche se 1.026 di questi appartengono a giorni precedenti. Otto i decessi per un totale 1.708 vittime. Il problema sono i ricoveri in area medica, altri 16 ieri per un totale di 415. Il numero è altissimo, non a caso la soglia di occupazione in queste aree è arrivata al 40% parametro indicato dal ministero come uno degli indicatori per l’ingresso in zona rossa.

Per Occhiuto poco cambia, la strategia resta di rendere rossi solo quei luoghi dove le vaccinazioni vanno a rilento. «Nella mia Regione mi preoccupo poco se sono in zona gialla piuttosto che arancione – dice – perché in entrambe le restrizioni operano soltanto per quelli che non si sono vaccinati. Entrare in zona rossa, invece, significa sostanzialmente restringere le libertà anche per quelli che hanno dimostrato senso di responsabilità vaccinandosi. In Calabria ho cambiato le regole e ho deciso che farò rosse solo quelle zone dove non ci si vaccina».

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