Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 Minuti

POLISTENA (REGGIO CALABRIA) – Ad un quarto di secolo esatto dal tragico avvenimento, accaduto il 29 settembre del 1994, che ha causato la morte di un bambino americano di 7 anni, Nicholas Green, colpito in testa da un proiettile, sull’A3, in prossimità dello svincolo per Mileto. L’auto su cui viaggiava, una Y10, diretta in Sicilia, insieme ai genitori Maggie e Reginald e alla sorellina di 4 anni Eleanor, fu scambiata da alcuni rapinatori per quella di un rappresentante di gioielli. I malviventi tentarono un furto, finito tragicamente.

Era di notte e a prestare soccorso alla famiglia americana è stato il polistenese Giuseppe Ioppolo, che senza batter ciglio ha trasportato il bambino al “Santa Maria degli Ungheresi”, i medici, constatate le gravissime condizioni, nella notte lo trasferirono al centro neurochirurgico del policlinico di Messina, dove Nicholas morì due giorni dopo. I genitori autorizzarono il prelievo e la donazione degli organi, ne beneficiarono 7 italiani. Ieri mattina i genitori del ragazzo, sono ritornati a Polistena, hanno scelto proprio la città della Piana, che ha dato i primi, inutili soccorsi al figlio, per celebrare la ricorrenza del venticinquesimo anniversario della sua tragica morte. Nell’antico salone delle feste del Municipio di Polistena, Maggie e Reginald sono stati accolti dal sindaco della città Michele Tripodi e da tanta gente.

«Quel momento di 25 anni fa si associa a tanti cambiamenti – ha detto il sindaco – i coniugi Green meritano un grande abbraccio da parte di questa terra e del nostro popolo». Un video nel ricordare quei tragici momenti, ha messo pure in grande evidenza il dono di donare. «Quella notte ero reperibile – ha raccontato Raffaela Bisceglia, anestesista rianimatore – quando sono arrivata al pronto soccorso ho visto i visi affranti dei miei colleghi. Ricordo la corsa in ambulanza verso Messina, eravamo sbalorditi».

Il presidente del centro regionale trapianti Nino Mancini ha sostenuto che i Green hanno insegnato tante cose, «ma soprattutto – ha aggiunto – hanno permesso che si verificasse l’effetto Nicholas. I numeri, infatti da allora sono notevolmente aumentati». Nel corso della cerimonia sono intervenuti: Polimeni (Aido), Ciano (Aned), Nicoli (Figc-Lnd), il giornalista Bruno Palermo e don Pino Demasi, che a nome di Libera e di don Luigi Ciotti, ha invitato i coniugi Green alla prossima manifestazione nazionale antimafia del 21 marzo prevista a Palermo.

«Anche oggi, loro, stanno facendo un piccolo dono alla Calabria – ha detto don Demasi – perché ancora oggi ci trasmettono memoria». Con l’aiuto dell’interprete, la docente del “Piria” di Rosarno Mattia Milea, la parola è passata a Maggie e Reginald Green. «E’ difficile tornare nel luogo dove abbiamo passato la peggiore notte della nostra vita – ha detto Maggie – ma ciò significherebbe dimenticare che tutti gli altri incontri che abbiamo fatto qui sono stati contrassegnati dal calore e dalla generosità delle persone che abbiamo incontrato. Perdere Nicholas è stata la cosa più dura che mi sia mai capitata. Ma donare i suoi organi non è stata una scelta difficile».

Reginald ha ricordato quella tragica notte, «dopo l’oscurità fu uno shock vedere improvvisamente l’ospedale infiammato di luci – ha detto – ancora più scioccante fu il contrasto tra tutta la conoscenza, la compassione e la bontà, raccolta dentro questo edificio e l’insensata brutalità della strada. Qui c’erano due mondi a distanza di pochi chilometri l’uno dall’altro, che avevano dei punti di vista completamente diversi su come vivere: uno razionale, pieno di speranza e generoso, l’altro avido, cattivo ed egoista. Noi non abbiamo mai pensato che l’Italia avesse premuto il grilletto: furono solo due uomini arrabbiati che volevano così tanto una cosa da non preoccuparsi delle vite che avrebbero rovinato e sarebbe potuto accadere ovunque».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •