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Rifiuti in strada a Cosenza

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COSENZA – “Colpa di un altro” non è solo un monologo di Mattia Torre che Nino Spirlì da autore televisivo dovrebbe conoscere benissimo, ma un’inclinazione tutta italiana.

Dal dentista, all’idraulico, al muratore, al Governo: la colpa è sempre di quello che ha fatto il lavoro prima e la responsabilità è una sorta di palla impazzita che schizza da una parte all’altra. Ecco. Per il commissario regionale della Lega, Giacomo Francesco Saccomanno, la colpa sui rifiuti è di un altro, nonostante i quasi due anni di governo del centrodestra.

Saccomanno punta l’indice contro i sindaci che vorrebbero scaricare sulla Regione la totale assenza di infrastrutture. «L’intervento del presidente f. f. della Regione Nino Spirlì – scrive Saccomanno – è stato necessario per rintuzzare gli assalti assurdi di alcuni sindaci che vorrebbero colpevolizzare l’attuale gestione per un problema che si trascina da almeno venti anni».

È colpa dei sindaci, dunque. O forse è colpa del Governo precedente, dice il leghista, visto che «l’ultima amministrazione di sinistra del presidente Oliverio non è riuscita, in cinque anni, a fare nulla». O ancora. La colpa potrebbe essere del governo nazionale che ha commissariato il settore per quasi tredici anni producendo zero e spendendo molto.

«Gestioni commissariali – ricorda giustamente Saccomanno – che hanno speso ingenti risorse senza nemmeno riuscire, però, a redigere adeguati bilanci! E ci chiediamo da cittadini cosa hanno fatto le autorità di controllo? Spendere soldi pubblici senza nemmeno riuscire a rendicontare e redigere dei bilanci è, certamente, un reato contabile ed anche di natura penale. Ma, ancora i calabresi sono in attesa di conoscere di almeno una sentenza che abbia condannato qualcuno!».

Non sappiamo di chi sia la colpa, quindi, certamente non dell’attuale amministrazione, dice Saccomanno, che forse un giro dalle parti dell’assessorato all’Ambiente dovrebbe pur farlo e chiedere magari alla segretaria particolare dell’assessore De Caprio perché dopo due anni dalla sua nomina a commissario dell’Ato di Cosenza non è ancora riuscita ad individuare il sito dove realizzare l’eco-distretto a servizio della provincia più grande della Calabria.

In attesa di una risposta a tutti questi dubbi una certezza ce l’abbiamo: i nostri rifiuti prenderanno la via delle Puglie. «L’unica soluzione – dice infatti Saccomanno – è il trasferimento dei rifiuti nella vicina Puglia, che è riuscita a organizzare un sistema adeguato e che non solo è sufficiente per l’intera regione, ma può anche ospitare quelli di altri territori. Un plauso, quindi, al presidente Emiliano che è riuscito a programmare un sistema che gli ha consentito una corretta gestione dei rifiuti e un ritorno economico per le proprie comunità».

Quest’ultimo punto è indubitabile. Portare i rifiuti fuori dal territorio rischia di costarci il triplo rispetto a smaltirli nella nostra regione. Una questione che da ambientale diventa, quindi, anche finanziaria con i sindaci che dovranno ritoccare le tariffe della Tari verso l’alto, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista dell’evasione, in Calabria già altissima. Il risultato è che i Comuni calabresi, molti dei quali già sono in dissesto o predissesto, rischiano di non riuscire a pagare nemmeno i servizi di raccolta e comunque potrebbero ritrovarsi con vere e proprie voragini in bilancio.

Saccomanno non si limita a segnalare le inefficienze, ma avanza anche una soluzione: «Differenziata e 3 termovalorizzatori di nuova concezione e il problema verrà risolto». In realtà la differenziata non risolve da sola il problema perché anche quando si raggiungono percentuali elevate ci sono sempre materiali di scarto che devono finire in discariche di servizio.

Per quanto riguarda poi i termovalorizzatori forse farne tre è un po’ esagerato. Per polverizzare i problemi di tutta la Calabria, basterebbe realizzare la seconda linea dell’inceneritore di Gioia Tauro, che Saccomanno dovrebbe conoscere bene. Ma è evidente che tutto ciò necessita di una chiara e netta volontà politica perché, lo ribadiamo, non è sempre “colpa di un altro”.

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