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Cosenza

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CATANZARO – Nei due mesi di lockdown la qualità dell’aria in Calabria è migliorata. Con il traffico veicolare fermo, la percentuale di biossido di azoto è generalmente diminuita. Non sono calate, invece, le polveri sottili, su cui incidono però i riscaldamenti domestici, parecchio attivi nel periodo di quarantena.

Sono i risultati del report realizzato dall’Arpacal e pubblicato ieri sul sito dell’agenzia. Sono stati analizzati i dati registrati nel primo quadrimestre del 2020, confrontandoli con quelli registrati nello stesso periodo del triennio 2017-2019 attraverso la rete regionale costituita da 20 stazioni fisse posizionate sull’intero territorio.

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I tecnici autori dello studio – Claudia Tuoto, dirigente Servizio tematico “Aria” del Dipartimento provinciale di Cosenza, Emilio Centorrino e Pasquale Crea del Servizio tematico “Aria” del Dipartimento provinciale di Reggio Calabria – sono giunti alla conclusione che «i dati registrati dalla rete di monitoraggio della qualità dell’aria mostrano, nel periodo interessato dal lockdown, una generale riduzione della concentrazione di NO2 (biossido di azoto). Non è stata evidenziata alcuna variazione sostanziale della concentrazione di PM10 tra il periodo prima del lockdown e quello del lockdown. Una possibile spiegazione di questo andamento va ricercata nel fatto che PM10 e NO2 hanno origine e caratteristiche differenti, infatti mentre per il biossido di azoto la fonte prevalente è il traffico veicolare, per il PM10 la sorgente primaria è da attribuire al riscaldamento. Questa fonte di emissione, durante il periodo di contenimento, non è stata mai interrotta anzi con la maggiore permanenza delle persone nelle abitazioni le emissioni provenienti dal riscaldamento domestico potrebbero essere anche aumentate».

In parallelo, lo studio Arpacal ha acquisito anche informazioni da un punto di osservazione in più. Il centro regionale Geologia e Amianto, infatti, ha elaborato una serie di dati acquisiti dal Tropomi (Tropospheric Monitoring Instrument), uno strumento installato a bordo del satellite Sentinel 5P messo in orbita dall’Agenzia spaziale europea con lo specifico compito di rilevare i diversi inquinanti atmosferici su scala globale.

Da questa seconda parte dello studio – realizzata da Teresa Oranges, direttore del Centro regionale Geologia e Amianto, e Luigi Dattola, geologo dello stesso centro – è emerso che anche per la Regione Calabria, pur in assenza di un importante tessuto industriale, nel periodo di lockdown si sono osservate riduzioni della concentrazione di Biossido di azoto nei centri urbani, nella Piana di Gioia Tauro e nell’area dello Stretto di Messina.

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