Un fotogramma del video della polizia di Crotone durante le intercettazioni

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CROTONE – Non è di destra. Né di sinistra. Forse manco di centro. E’ il partito della pagnotta. “Votiamo pagnotta”, diceva uno degli indagati intercettati nell’ambito dell’inchiesta che, nell’ottobre scorso, ha portato all’operazione Six Towns, condotta da carabinieri e polizia contro le cosche della Valle del Neto e dalla quale emergono anche presunti tentacoli sulle elezioni regionali del maggio 2014, con riferimento alle preferenze – oltre 9100 – che hanno consentito alla crotonese Flora Sculco di essere l’unica a guadagnare il seggio in tutta la provincia pitagorica.

Flora è la figlia di Enzo, l’ex consigliere regionale che ha perso l’agibilità politica in seguito alla condanna definitiva per concussione. Leader del movimento territoriale dei Demokratici, poi di “Calabria in rete”, la lista a sostegno del governatore Mario Oliverio in cui la figlia è stata eletta, Enzo Sculco dopo la Regione ha conquistato anche Comune capoluogo e Provincia. Non ce n’è per nessuno quando a Crotone e dintorni in campo scende lui, col suo partito della pagnotta, o presunto tale.

La filosofia della pagnotta la spiega lui stesso, stando al resoconto fornito da uno degli intercettati. Votate chi vi risponde e vi ascolta quando bussate. E alla sua sede in via Roma sono in tanti a bussare. Perfino, stando ad alcuni elementi d’indagine, qualcuno con legami con i clan. Per esempio, anche qualcuno che avrebbe fatto votare Sculco perché in cambio la moglie sarebbe stata assunta al distretto sanitario di Mesoraca. Ecco perché, ormai da anni, dire “via Roma”, a Crotone, ha un significato ben preciso.

Sul Quotidiano di oggi tutti i particolari. E giovedì un’intervista ad Enzo Sculco.

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