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La bara di Antonella Lettieri all'uscita dalla chiesa nel giorno dei funerali

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CIRO’ MARINA- «È come se avesse ucciso mia sorella Antonella un’altra volta».

Con questa frase, pronunciata al telefono con un filo di voce, Rita Lettieri ha commentato la confessione resa da Salvatore Fuscaldo (LEGGI LA NOTIZIA DELLA CONFESSIONE DI FUSCALDO), il bracciante agricolo cinquantenne, agli inquirenti nel carcere di Castrovillari, dov’è detenuto proprio con l’accusa di aver assassinato, la sera dell’8 marzo, Antonella Lettieri, la commessa single di 42 anni, con cui lui e sua moglie, Francesca Avena, detta Caterina, intrattenevano dei rapporti molto confidenziali, che andavano al di là dei rapporti di buon vicinato.

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Cosa non è piaciuto a Rita Lettieri? Il fatto che Fuscaldo abbia quasi cercato di giustificare il brutale omicidio, descrivendo Antonella come una ricattatrice e dicendosi «esasperato dalle sue continue richieste di denaro». Rita chiede per converso: «Antonella doveva dargli dei soldi o Fuscaldo la minacciava?».

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Di certo, stando alle testimonianze raccolte dagli inquirenti, la commessa aveva dato in consegna ai coniugi Fuscaldo il suo libretto di risparmio e, forse, anche dei soldi in contanti, perché, rimanendo molte ore nel negozio di alimentari, presso il quale lavorava, aveva paura dei furti. «Antonella è la vittima», rimarca Rita, che, peraltro, in tempi recenti, aveva sollecitato Fuscaldo a confessare l’omicidio. «Nessuna donna – argomenta – meritava di morire com’è morta mia sorella, cioè massacrata, e l’assassino, se parla, deve dire la verità». Rita rivela, quindi, di essere rimasta scioccata e di avere pianto, quando ha appreso un altro passo della confessione resa dal bracciante agricolo al sostituto procuratore di Crotone, Alfredo Manca, e agli ufficiali dei carabinieri, lì presenti, insieme al suo avvocato, Francesco Amodeo.

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SULL’OMICIDIO DI ANTONELLA LETTIERI

Dunque, Fuscaldo, che è sposato e padre di due figli, ha riferito che aveva una relazione con Antonella da sei o sette anni. «Mia sorella – replica Rita – è cresciuta con dei valori, chissà cosa le ha combinato lui psicologicamente, lei adesso è morta e non può parlare, ci siamo però noi familiari a difenderla». La stretta congiunta della vittima continua a confidare «nell’operato dei carabinieri e della magistratura» per l’accertamento della verità. «Noi sorelle – precisa Rita – vogliamo sapere tutto e auguriamo a Fuscaldo di soffrire in carcere le pene dell’inferno, tante quanto quelle che lui ha fatto soffrire ad Antonella».

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Fin qui l’intervista telefonica. Sul fronte delle indagini la confessione di Fuscaldo, ch’era nell’aria da qualche giorno, non sembra aver prodotto un grande sconquasso. Il colonnello Salvatore Gagliano, comandante provinciale dell’Arma, e il capitano Alessandro Epifanio, comandante della Compagnia di Cirò Marina, e i loro rispettivi reparti, che stanno conducendo le indagini sul campo, coordinati dal Pm Manca, sono già intenti a verificare la fondatezza della confessione di Fuscaldo, dopo aver raccolto una molteplicità di indizi a suo carico in breve tempo, avvalendosi del supporto scientifico del Ris di Messina. Li hanno raccolti nell’auto Alfa 156 dell’uomo e nei pressi del vigneto in cui egli lavorava, prima di essere arrestato. Fuscaldo ha appena confessato di aver sotterrato sempre nella zona circostante le armi usate per compiere il delitto, un tubo dell’acqua e un coltello, reperiti entrambi a casa Lettieri.

Gli investigatori hanno già fatto un sopralluogo nella zona. Dovrebbe, pertanto, essere imminente lo scavo destinato a verificare se le armi sono effettivamente nel posto indicato dal reo confesso. Le indagini comunque andranno avanti, perché gli inquirenti non escludono che l’omicida abbia avuto dei complici. Dal reparto biologia del Ris, diretto dal maggiore Carlo Romano, sono attesi i risultati delle analisi di numerosi reperti, prelevati sia a casa di Antonella, ossia nella casa del delitto, sia a casa dei coniugi Fuscaldo, sia sotto le unghie della vittima. Nel gruppo dei reperti c’è pure il martello macchiato rinvenuto da alcuni cittadini il lunedì di Pasquetta nella pineta di Punta Alice. Insomma, il caso ancora non è chiuso.

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