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La conferenza stampa dell'operazione Jonny

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Interrogati per un’ora ciascuno, i due hanno negato anche rapporti con la ‘ndrangheta

ROMA – «Nessun rapporto con la criminalità e sono completamente estraneo alla gestione pratica ed economica del Cara. Ho fondato la “Misericordia” ma la gestione non passa da me».

Lo ha detto nell’udienza di convalida del fermo davanti al gip di Crotone, Abigail Mellace, don Edoardo Scordio, parroco della Chiesa di Maria Assunta di Isola Capo Rizzuto, finito nel carcere di Vibo Valentia nell’ambito dell’inchiesta “Johnny”, che ha acceso i riflettori sul controllo della ‘ndrangheta sul Cara di Isola Capo Rizzuto (LEGGI L’OPERAZIONE) e per la quale il ministro dell’Interno Marco Minniti ha annunciato un’ispezione ministeriale (LEGGI).

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«L’interrogatorio è durato circa un’ora», ha detto all’Adnkronos il legale Francesco Verri, sottolineando che il sacerdote era «molto sofferente».

SACCO. «Non ho mai avuto ruoli nell’associazione criminale di ‘ndrangheta né ho commesso reati collegati. Le varie ditte fornitrici avevano tutte il certificato antimafia. Anche i dipendenti lo avevano e quando sono risultati sgraditi alle autorità sono stati licenziati o non assunti».

Lo ha detto l’ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, Leonardo Sacco finito anch’egli nel carcere di Vibo Valentia nell’ambito dell’inchiesta “Johnny”.

«Un’ora di interrogatorio – ha spiegato all’Adnkronos – il legale Francesco Verri, che difende Sacco insieme all’avvocato Giancarlo Pittelli – in cui Sacco, nonostante fosse molto provato, ha cercato di chiarire ogni addebito sulla base di quello che ha potuto leggere in queste ore, visto che il provvedimento è molto voluminoso. Ha detto che nessuno si è appropriato di fondi, spiegando che una componente dell’utile d’impresa è stato investito in una serie di opere, dal centro sportivo al cinema».

Altro punto, i rapporti con la parrocchia. «Sacco ha spiegato che a fronte di un’attività di ausilio spirituale – ha aggiunto l’avvocato Verri – “La Misericordia” garantiva un contributo tracciabile alla parrocchia, soldi che poi la parrocchia ha utilizzato per altre opere».

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