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La conferenza stampa dopo gli arresti

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CIRO’ MARINA (CROTONE) – Il gup del Tribunale di Crotone Giampiero Golluccio ha disposto la condanna a 30 anni di reclusione (in virtù della scelta del rito abreviato) per il 40enne macellaio e body builder Vincenzo Malena, accusato dell’omicidio premeditato, dal movente passionale, di Pasquale Carruccio, commesso nel dicembre 2018 a Cirò Marina. L’uomo è stato anche interdetto dai pubblici e nei suoi aconfronti è stata anche applicata la libertà vigilata per tre anni. E’ stato, inoltre, condannato a risarcire le parti civili. Accolta in toto la richiesta del pm Romina Rizzo che aveva appunto sollecitato una pena di 30 anni.

Malena aveva peraltro reso dichiarazioni spontanee in aula dicendosi pentito, affermando di aver pianto in carcere e chiedendo perdono ai familiari della vittima.

Con lui sotto accusa erano finite altre cinque persone che dovevano rispondere di favoreggiamento. Francesco Finocchiaro, di 49 anni, che ha scelto anche lui il giudizio abbreviato, è stato condannato a 1 anno e 4 mesi; per l’accusa, avrebbe omesso di riferire ai carabinieri, durante gli interrogatori, alcune circostanze con ciò aiutando Malena a eludere le investigazioni (il pm aveva chiesto 8 mesi).

TUTTI I CONTENUTI SULL’OMICIDIO DI PASQUALE CARRUCCIO

Sono stati rinviati a giudizio, davanti al Tribunale di Crotone, all’udienza del 28 settembre prossimo, gli altri quattro. Si tratta di Cataldo Aloe, 40enne, Arturo Cataldino Ferrara, di 37 anni, dei quali il gup, in particolare, non ha accolto la richiesta di patteggiamento, Francesco Capalbo, di 34 anni, e Alicja Kowalska, di 25 anni.

Come si ricorderà, secondo la versione fornita agli inquirenti da Aloe, che venne nell’immediatezza dei fatti indagato per favoreggiamento e poi ha acquisito lo status di imputato, Malena, il giorno del delitto, lo avrebbe contattato e gli avrebbe chiesto di accompagnarlo al bar Jolly, dove avrebbe dovuto incontrare la vittima per un “chiarimento”. Il riferimento era a presunte avances di Carruccio all’ex compagna di Malena, una polacca che lavora in un locale della zona. Carruccio, rintracciato da Aloe, sarebbe salito sull’auto Fiat “Punto” di questi dove lo attendeva Malena. Inizia un giro per le vie cittadine e Malena a un certo punto sferra un pugno a Carruccio, seduto sul sedile anteriore.

Carruccio chiede ad Aloe di fermare il veicolo per scendere, ma mentre l’auto è ancora in movimento, apre lo sportello e scende. Malena lo raggiunge ed inizia una colluttazione. Aloe raggiunge i due e nota che Malena colpisce con un coltello la vittima. Aloe tenta di far desistere l’assassino dai suoi propositi. Il ferito si allontana ed i due ritornano presso l’abitazione di Aloe dove Malena entra e si lava le mani. Aloe, che ha sottolineato di non essere a conoscenza dell’intento di Malena di uccidere, sarebbe poi ritornato a cercare Carruccio ma non lo avrebbe rintracciato.

Nel ritornare a casa nota il coltello utilizzato nell’aggressione, di cui si libera buttandolo in un tombino: è là che lo farà ritrovare ai carabinieri. I riscontri al racconto di Aloe verrebbero da tabulati telefonici attestanti i contatti con Malena prima del delitto e, soprattutto, dalle riprese di un impianto di videosorveglianza che confermano il passaggio dell’auto di Aloe con un’ammaccatura e dal coltello fatto ritrovare dallo stesso Aloe.

Il pm contestava pertanto ad Aloe di aver occultato il pugnale in un tombino d’acqua piovana e di aver eliminato con lo sgrassatore tracce ematiche all’interno della sua auto. Ferrara avrebbe bruciato gli indumenti di Malena dopo il delitto e gli avrebbe fornito altri vestiti. Kowalska avrebbe omesso di riferire agli inquirenti il contenuto di una conversazione telefonica con Malena avvenuta pochi minuti prima del delitto.

Malena era difeso dall’avvocato Luigi Scaramuzzino che ieri ha chiesto l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e la concessione dell’esimente dell’eccesso colposo di legittima difesa putativa; Aloe dall’avvocato Francesco Barbuto; Capalbo dall’avvocato Pina Scigliano; Finocchiaro dall’avvocato Mariano Salerno; Ferrara dall’avvocato Giuseppe Barbuto; Kowalska dall’avvocato Vincenza Crogliano. I familiari della vittima, costituiti parte civile, sono assistiti dall’avvocato Mariano Salerno, che si era associato alle richieste del pm con particolare riferimento alla premeditazione del delitto: la sua richiesta di risarcimento, che verrà comunque quantificata in separata sede, è di sei milioni di euro.

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