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CIRO’ MARINA – Il gup distrettuale di Catanzaro ha rinviato a giudizio, all’udienza del prossimo 20 gennaio, con l’accusa di concorso in strage con l’aggravante mafiosa, Cataldo Marincola e Silvio Farao, capi storici del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò, per l’omicidio di Vincenzo Pirillo, freddato mentre cenava con la sua famiglia nell’affollatissimo ristorante l’Ekò, la sera del 5 agosto 2007 a Cirò Marina, da un commando composto da cinque persone che ferì, tra gli altri, una bambina che la vittima designata teneva sulle gambe. Contestualmente, il gup ha ammesso al rito abbreviato un altro pezzo da novanta del clan come Giuseppe Spagnolo (nei cui confronti il Tribunale del riesame di Catanzaro aveva revocato la misura cautelare su richiesta dei difensori, gli avvocati Tiziano Saporito e Gregorio Viscomi, anche se resta detenuto per altro) e il boss indiscusso Giuseppe Farao, ergastolano. Il processo col rito alternativo si farà il prossimo 6 novembre.

Pirillo morì in ambulanza durante il tragitto per l’ospedale di Crotone dopo essere stato raggiunto da quattro colpi di pistola sparati dal gruppo di fuoco composto, secondo la Dda di Catanzaro, a Spagnolo e altri non identificati. I killer raggiunsero il ristorante a bordo di due scooter e un’auto Hiunday e si misero a sparare all’impazzata tra gli avventori scatenando il fuggi fuggi generale. In tutto furono sei le persone ferite dall’esecutore materiale che indossava un casco da motociclista, mentre un complice con tuta e mascherina da imbianchino si soffermava nel locale sulla cui veranda si sparse il terrore tra quanti erano a cena.

Due proiettili colpirono Pirillo alla nuca, e subito dopo i sicari, approfittando del panico generale, fuggirono da una porta laterale. Spagnolo era agli arresti domiciliari all’epoca dei fatti, circostanza, secondo gli inquirenti, sfruttata per procurarsi un alibi; fu sottoposto peraltro a un controllo alle 22,32, quasi in concomitanza col delitto, come evidenziato dalla difesa che ha prodotto l’ordine di servizio dei carabinieri.

Proprio di recente si sono aggiunte a un materiale probatorio già corposo le rivelazioni del nuovo pentito, Emauele De Castro (ma sul fattaccio hanno già dichiarato i collaboratori di giustizia Francesco Farao, figlio del boss, e Francesco Oliverio, ex boss della Valle del Neto), ex braccio destro di Vincenzo Rispoli, genero del boss e capo del “locale” di Legnano e Lonate Pozzolo, articolazione lombarda dei Farao Marincola, che alla Dda di Catanzaro ha raccontato che il più scontento della gestione Pirillo era proprio Spagnolo e che l’azione eclatante (della quale in un primo tempo era stato incaricato De Castro) era stata decisa per far capire che i Farao Marincola si erano ripresi il comando.

C’è anche un filo rosso con l’uccisione di Cataldo Aloisio, freddato vicino al cimitero di Legnano il 26 settembre 2008, del quale ai pm lombardi il pentito ha indicato i mandanti, Cataldo Marincola e Silvio Farao, e il movente, che più che nello stroncare il progetto di vendicare lo zio Pirillo, che la vittima non era considerata “in grado” di realizzare, consisteva nel fatto che era un confidente dei carabinieri. Per l’omicidio “collegato” sono a processo a Milano Silvio Farao, Cataldo Marincola, Vincenzo Rispoli ai quali si è poi aggiunto il presunto esecutore materiale Francesco Cisino proprio in seguito alle rivelazioni di De Castro.

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