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I vigili del fuoco impegnati nello spegnere le fiamme

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CUTRO (CROTONE) – Ancora danni da incendio doloso a Porto Kaleo, villaggio turistico sul litorale cutrese il cui titolare, l’imprenditore lametino Giovanni Notarianni, è una delle poche parti civili costituite nel processo Malapianta, a carico di oltre 100 imputati, scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro contro il clan Mannolo di San Leonardo di Cutro e le sue proiezioni in Umbria.

Le fiamme, divampate a 20 metri dalla struttura, in un campo incolto, alimentate dal forte vento, si sono propagate all’interno del villaggio distruggendo completamente tre autovetture (due erano in disuso ma una è di un dipendente che svolge le mansioni di cuoco), attrezzature per la spiaggia, alcune imbarcazioni (pedalò e canoe) e i motori dell’impianto di climatizzazione. I disagi per gli ospiti sono stati contenuti perché, essendo la struttura molto grande – in questo periodo peraltro ospita appartenenti alle forze dell’ordine in servizio al vicino Centro d’accoglienza S. Anna di Isola Capo Rizzuto – sono stati trasferiti in un’ala dove è attivo un altro impianto di climatizzazione. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Cutro e i vigili del fuoco.

Ma la vicenda potrebbe presto passare all’attenzione della Dda, che ha coordinato il filone dell’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza di Crotone, sulle mani del clan sul turismo. Un’inchiesta che ha documentato un vero e proprio calvario per Notarianni, amministratore di Alberghi del Mediterraneo srl, che gestisce il villaggio Porto Kaleo, subentrato nella proprietà della struttura per averla acquistata all’asta, nel 2001, per circa 8 miliardi di ex lire. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’imprenditore sarebbe stato costretto al pagamento di estorsioni, plurime e cadenzate nel tempo, ammontanti, complessivamente, a 730 mila euro in contanti. Non è stata certo una scelta facile per l’imprenditore, anche dati i danneggiamenti subiti dalla struttura nel corso degli anni (tre incendi, nel 2002, 2005 e 2016 distrussero bar, ristorante e camere), quella di denunciare. Notarianni, oggi testimone di giustizia, però, non si fa intimidire e va avanti. Ma non intende commentare l’episodio.

Intanto, gli inquirenti non escludono che possa essersi trattato di una ritorsione nei confronti dell’imprenditore, assistito nel processo, come anche la società, dall’avvocato Michele Gigliotti, che ha chiesto un risarcimento di otto milioni di euro. L’operazione Malapianta, che nel maggio 2019 portò a 35 fermi eseguiti dalla Guardia di finanza di Crotone, in particolare, mise fine al giogo mafioso imposto dalla cosca Mannolo su un vasto territorio che da San Leonardo si estende alla fascia jonica catanzarese.

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