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Giampiero Mughini

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“LA stanza dei libri”. Chi non ha mai sognato di dedicare una parte della propria casa al proprio hobby preferito, qualunque esso sia? Poi bisogna fare i conti con lo spazio, con i figli che crescono e ne reclamano sempre di più e tu finisci al massimo con l’avere il controllo di una sedia e un tavolo da qualche parte. È il destino di molti ma non di tutti. C’è chi quello spazio l’ha difeso a tutti i costi o, semplicemente, ha avuto la fortuna di non doverlo mai lesinare.

Tra gli hobby più “impegnativi” da questo punto di vista c’è senz’altro l’amore per i libri. Non si tratta di un semplice passatempo ma di una vera e propria passione per la cultura che finisce col coincidere con pile e pile di carta accatastata solo apparentemente in modo disordinato. I libri hanno tessuto la vita di Giampiero Mughini, giornalista e scrittore tra i finalisti dell’edizione 2017 del Premio Letterario Caccuri, che si terrà dal 6 al 10 agosto nel paese in provincia di Crotone, con il libro “La stanza dei libri” edito da Bompiani.

Contenderà il primo posto a Giulia Innocenzi, con “Tritacarne” edito da Rizzoli, e ad Antonio Padellaro, con “Il Fatto personale”, edito da PaperFirst.

Dottor Mughini, cos’è “La stanza dei libri”?

«È anzitutto il titolo del mio libro. Un viaggio nella carta che mi ha accompagnato in tutti questi anni». 

Ma la carta ha un futuro?

«È un dibattito che va avanti da tempo. In Italia si legge poco, meno che negli altri paesi europei. Ci sono più scrittori che lettori. Credo, onestamente, non si possa fare più nulla per invertire la rotta. Certo, poi ci sono dei titoli popolari che riescono a vendere un numero incredibile di copie…».

Eppure, non mancano i nuovi editori che, spesso rimanendo piccoli, accettano la sfida del mercato portando nuove idee…

«E’ vero ma per loro la vita è durissima, soprattutto se cercano di coniugare la quantità con la qualità».

Neanche l’avvento degli e-book sembra invertire la rotta. Io ne faccio grande uso, lo confesso…

«Non credo che il libro elettronico smentisca quello di carta. Non sono per principio contro la modernità. Dico solo che per chi come me è abituato a un certo tipo di cerimoniale non può cambiare. Un libro non amo solo leggerlo ma averlo in mano, sfogliarlo, sentirne l’odore e tutto questo la tecnologia non può dartelo. È per questo che sono convinto che la carta riuscirà anche in futuro a difendere il suo spazio».

Nel suo libro ricorda con un pizzico di nostalgia i primi passi nella “sua” Catania. Già allora iniziò a collezionare libri, vero?

«Sì. Non si tratta di vera e propria nostalgia. Sono nato lì quindi solo da lì potevo partire e alla città sono legato da ricordi belli e brutti. Erano gli anni in cui Catania era chiamata “la Milano del Sud”. Oggi nessuno la definirebbe più così…».

Ne “La stanza dei libri” si interroga anche su quali passi si debbano fare per ordinare una biblioteca. Cosa si sente di consigliare a un giovane che vuole metterne su una? Da dove si comincia?

«Se penso a un ragazzo immagino non abbia grandi disponibilità economiche. Quindi penso a una piccola biblioteca di 200/300 libri. Direi che non deve porsi dei paletti specifici ma classificarli come meglio ritiene visto che difficilmente avrà difficoltà a ritrovare un titolo. Quando la collezione cresce, invece, darsi un metodo diventa indispensabile. Io li suddivido prima per paesi, poi per argomento».

Cosa si aspetta da Caccuri, questo piccolo paese nel cuore della Calabria, che da 6 anni l’estate diventa il centro culturale di tutto il Sud?

«Mi aspetto di parlare di libri. Per il resto conosco bene la Calabria, ho amici a Cosenza. Come tutta l’Italia è una terra bellissima. Bella e difficile allo stesso tempo. Non mi aspetto di imparare cose nuove, oramai alla mia età quello che dovevo sapere lo so già…».

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