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La Sorical, che gestisce le acque, affossata dai Comuni Calabresi

Gli enti locali non versano il dovuto causando crisi di liquidità

Calabria
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La sede della Sorical
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COSENZA - La Sorical viene costituita nel febbraio del 2003 e gli vengono affidati in concessione tutti gli impianti che l’ex Cassa per il Mezzogiorno aveva trasferito alla Regione. Stiamo parlando di 6000 km di condotte, 900 serbatoi, 300 impianti di sollevamento; 13 impianti di potabilizzazione; 7 traverse di derivazione e 2600 nodi di erogazione che Sorical dovrebbe gestire per trent’ anni, fino al 2037 per la precisione. 

Come spesso avviene in Calabria la società diventa subito un carrozzone clientelare. La presenza dei privati non riesce a fornire un argine allo spreco di risorse al punto che la società il 13 luglio del 2012 viene messa in liquidazione sia pure in continuità. E’ il momento finale di un percorso in cui le spese sono state tagliate col machete e con i creditori viene stretto un accordo con il quale si ristruttura il debito. Tutto ciò per arrivare ad un equilibrio economico e cioè a tenere i costi ben sotto i ricavi, al fine di ottenere un margine di utile anche per pagare le rate dei debiti. Fra i tagli segnaliamo quello ai compensi degli amministratori che vengono portati da 400.000 euro lordi l’anno a 200.000. Oggi il commissario liquidatore per la parte pubblica, Luigi Incarnato, guadagna appunto 100.000 euro lordi l’anno. Stessa cosa il suo collega per la parte privata Baldassare Quartararo.

L’operazione, avviata durante l’epoca Scopelliti e ancora in corso, ha avuto successo. L’ammontare dei debiti di Sorical (soprattutto verso i gestori di energia) sono scesi negli anni da 372 milioni a circa 215; negli ultimi anni si sono visti anche degli utili. Ma la società continua a versare in un drammatica situazione di liquidità. In questa situazione è difficile effettuare gli investimenti necessari a garantire la fornitura idrica. Il vero problema dunque è l’ammontare dei crediti che Sorical avanza verso i comuni che tengono ben lontano l’equilibrio finanziario. L’ultima cifra ufficiale che ha riferito Incarnato parla di circa 170 milioni. Ma con la fatturazione degli ultimi tre mesi si potrebbe arrivare a circa 200. Un gruzzoletto con cui si potrebbe stringere un altro accordo e chiudere la partita con i debitori.

Invece è come se lo Stato affossasse lo Stato. In particolare se si analizzano i creditori per la maggior parte sono i grandi comuni, mentre paradossalmente i piccoli pagano tutti o quasi. Nelle top ten dei maggiori creditori ci sono praticamente tutti i capoluoghi di provincia o consorzi creati da città capoluogo. Un esempio eclatante è la provincia di Crotone che aveva dato vita ad una Spa, la Soakro (società acque crotonesi) che consorziava diversi comuni a partire proprio dalla città pitagorica. La Spa non ha avuto vita facile e recentemente è fallita lasciando sul tappeto un debito verso Sorical di circa 36 milioni di euro. Soldi che difficilmente saranno recuperati. Sulle ceneri di Soakro recentemente è nato Congesi (consorzio servizio idrico crotonese). Il risultato però non sembra cambiare molto. Nato il 4 febbraio 2016 al momento ha già maturato debiti verso la Sorical per circa 5 milioni di euro. 

Anche il Comune di Cosenza, protagonista di una furente quanto sfuggente polemica estiva, ha un debito consistente, pare vicino ai sei milioni di euro. Stessa cifra all’incirca per la Lamezia Servizi che gestisce anche il servizio idrico per l’aeroporto, il Comune di Vibo Valentia, Reggio Calabria, Catanzaro. Il paradosso poi è la Regione che non paga neppure se stessa con l’Arssa che pure ha un debito vicino ai 4 milioni. 

Fatti i dovuti calcoli e leggendo i bilanci, si scopre che circa il 70% dei crediti che vanta Sorical è in mano a circa 20 soggetti, tutti istituzionali. Si può discutere all’infinito sui motivi: dalla difficoltà di rilevare i consumi all’altissimo tasso di evasione fino alla furbizia di qualche comune che usa i soldi dell’acqua per altro o ancora la difficile situazione finanziaria in cui versano i comuni calabresi, molti dei quali in dissesto o in procinto di dichiararlo. Il dato di fondo è che al netto dell’evasione, i cittadini pagano le bollette. Dove vanno a finire allora quei soldi? E’ inverosimile che siano le istituzioni ad affossare una partecipata che svolge un servizio così delicato come quello dell’approvvigionamento idrico. Se, allora, non abbiamo sbagliato i conti basterebbe la volontà politica di mettere attorno a un tavolo almeno quei venti soggetti che detengono circa il 70% dei crediti di Sorical e trovare un accordo. L’altra strada è cercare alchimie di dubbio successo.

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