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Viaggio nel Cosentino, la Las Vegas calabrese

Giro d'affari da oltre 10 milioni di euro al mese

Calabria
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RENDE come una piccola Las Vegas. C’è poco da rallegrarsi per l’impegnativo paragone perché la città oltre il Campagnano sta diventando una sorta di capitale del gioco d’azzardo.

Nell’ultimo decennio sale slot machine, videolottery e agenzie di scommesse sono spuntate infatti come funghi in autunno su gran parte del territorio comunale. Secondo una recente indagine del gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso sulla base dei dati forniti dall’Aams, la Calabria è al secondo posto in Italia per numero di slot installate per mille abitanti, dietro solamente a Molise e Abruzzo, sono infatti 8,76 gli impianti ogni mille abitanti nella nostra regione.

Nel cosentino il giro d’affari si aggira intorno ai 10 milioni di euro al mese, e risulta essere la nona provincia in Italia per numero di macchinette slot e vlt, preceduta solo da grandi città metropolitane.

A Cosenza nel 2016 sono stati spesi 46,68 milioni di euro in slot machine con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Le media annuale pro capite per i 67mila abitanti cosentini è di 624 euro. A Rende che ha 36mila abitanti (che diventano il doppio grazie alle presenze giornaliere di studenti dell’Unical e lavoratori della zona industriale) la media pro capite è il doppio, 1.220 euro per un totale di circa 43 milioni di euro.

Tra Rende e Cosenza le slot machine nel 2016 hanno incassato 90 milioni di euro, tutti letteralmente divorati dalle macchinette. Il fenomeno, ovviamente, non interessa solo Rende visto che l’intera area urbana sembra essere posseduta dal demone del gioco. Persone che ogni mese dilapidano stipendi e pensioni, mentono alle famiglie innescando un pericoloso circolo vizioso. Certo, per fortuna c’è anche chi gioca responsabilmente ma l’insidia è sempre dietro l’angolo. I titolari dei locali che, nel rispetto della normativa vigente, installano slot machine sono pienamente legittimati a farlo, intendiamoci. Esistono, va detto, anche molti locali che non hanno installato le macchinette “mangiasoldi”.

È facile poi intuire come un business così florido possa far gola, con diverse sfumature, alla criminalità organizzata con particolare riferimento, ad esempio, all’usura. Senza contare che le cronache sovente riportano casi di macchinette truccate: al danno si aggiunge la beffa, verrebbe da dire.

IL GIOCATORE “TIPO” – Basta fare un tour per il centro e la periferia di Rende per rendersi conto delle dimensioni del fenomeno. In una mattina come tante in un locale di Commenda un gruppo di ragazzi chiacchiera, un signore dall’aria distinta legge scrupolosamente il giornale, due donne scattano una foto alla gustosa colazione presumibilmente per condividerla sui social. A pochi metri da questo non insolito quadretto, un uomo di circa 40 anni, pigia freneticamente sulla slot machine. Sguardo fisso e nevrotico, movimenti quasi meccanicizzati, sembra completamente estraniato. Una scena facilmente riscontrabile in ogni bar munito di “macchinette”. E nelle apposite sale slot e vlt, gli spazi enormi, l’apertura h24 e l’offerta diversificata rendono la situazione ancora più inquietante. Difficile individuare un profilo del giocatore tipo. La stragrande maggioranza è di sesso maschile ma l’età è piuttosto variabile sebbene ci sia una certa predominanza di over 40, soprattutto nelle periferie. Disoccupati, studenti, imprenditori, impiegati: anche lo status socio-economico sembra essere “variegato” a testimonianza del fatto che nessuno è immune dall’azzardopatia ma viene da sé che le persone meno abbienti patiscono spesso danni esiziali.

CONTRASTARE IL FENOMENO – A Rende il consigliere cinquestelle Domenico Miceli ha più volte denunciato la problematica proponendo all’amministrazione comunale di disciplinare il gioco d’azzardo sul territorio comunale, in termini di controllo per il rispetto delle leggi vigenti, di limitazioni orarie di apertura, divieto di aprire locali con slot nelle vicinanze di punti “sensibili” (come le scuole, ad esempio). In Italia, in attesa della riduzione delle slot prevista dal Governo, i provvedimenti adottati dai Comuni potrebbero contrastare concretamente la diffusione del gioco d’azzardo, anche grazie ad alcune sentenze della Corte costituzionale che ha giudicato questi tentativi di regolamentazione legittimi e compatibili sia con il dettato costituzionale che con i principi comunitari. La rete “No Slot”, composta da diverse associazioni e coordinata da Giuseppe Arcuri, contrasta il fenomeno del gioco d’azzardo sul territorio con numerose iniziative. Il grido d’allarme è lanciato soprattutto verso i giovani, spesso minorenni, che sempre più numerosi si avvicinano, in barba alla legge, al gioco d’azzardo con una particolare predilezione per le scommesse sportive ma anche per le slot machine. La rete “No Slot” indirizza i giocatori che vogliono venir fuori dal vortice dell’azzardopatia verso i Serd (Servizi per le dipendenze patologiche) dedicati alla cura delle persone che hanno problemi conseguenti a comportamenti compulsivi come il gioco d’azzardo patologico. Tra le proposte formulate, già sperimentate altrove, per incentivare la “deslotizzazione” potrebbe esserci l’agevolazione fiscale, come ad esempio uno sconto sulla tassa sui rifiuti, per i locali che rinunciano alle slot machine. Ancor prima però occorre che le persone acquisiscano una piena consapevolezza dei numerosi e drammatici rischi del gioco d’azzardo compulsivo.

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