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OLTRE 21 milioni di euro in soli cinque mesi. È quanto lo Stato italiano è stato condannato a pagare a propri cittadini – 475 casi, per l’esattezza – dal primo gennaio al 31 maggio 2017 per i danni da ingiusta detenzione (quella subita in via preventiva, prima dello svolgimento del processo e perciò prima di una eventuale condanna) ed errori giudiziari (emersi dopo una condanna definitiva).

Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze – concretamente tenuto al pagamento degli indennizzi – il primato dei risarcimenti spetta proprio alla Calabria, che da sola supera i 4 milioni e mezzo di euro, con un errore giudiziario ma ben 74 ingiuste detenzioni nella sola Corte d’Appello di Catanzaro ed 8 in quella di Reggio Calabria (a seguire, Napoli con 63 risarcimenti, Salerno con 23 e Potenza con 5 casi).

Record negativo per la Calabria anche su tutto il 2016, anno durante il quale qui si registrano due errori giudiziari risarciti e ben 140 casi di ingiuste detenzioni, che hanno costretto lo Stato ad un esborso di oltre 13 milioni di euro solo per questa regione, su un totale nazionale di 42 milioni.

A confermare che anche sul versante della lentezza dei processi la situazione del sud Italia resta drammatica è il Presidente della Camera Penale di Reggio Calabria, Francesco Calabrese: «Il carico di lavoro per i Tribunali della nostra regione è altissimo e l’organico assolutamente deficitario. Si cerca di dare priorità ai processi con detenuti per il problema della scadenza dei termini, ma al di fuori di questa ipotesi i ritardi sono considerevoli. Basti pensare che gran parte dei processi monocratici di primo grado sono a rischio prescrizione, anche a causa dell’avvicendamento dei giudici. E che la durata media di un processo in primo grado è di 4 anni».

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