X
<
>

Condividi:

Catanzaro e Reggio Calabria scalano posizioni tra le province con le più alte retribuzioni in Italia, mentre Crotone si piazza tra le ultime in classica. E’ questo lo scenario fotografato dall’Osservatorio JobPricing, che quest’anno in collaborazione con Spring Professional (The Adecco Group), ha presentato la nuova edizione del JP Geography Index 2021, la classifica retributiva delle province e regioni italiane.

Su base regionale, invece, la media pone la Calabria in fondo alla classifica evidenziando come gli stipendi restino ancora tra i più bassi rispetto alle altre realtà italiane. Il bilancio complessivo resta, dunque, negativo.

Secondo i dati diffusi, a scalare la classifica sono state Belluno, Catanzaro e Reggio Calabria: Belluno sale di 17 posizioni (rga 30.074 euro da quest’anno in linea con la media nazionale); Catanzaro sale di 16 posizioni (rga 26.935 euro; 10 punti sotto la media); Reggio Calabria sale di 16 posizioni (rga 26.568 euro; 12 punti sotto la media).

Lecce, Crotone e Ragusa, invece, sono le ultime in classifica: Lecce (rga 24.149 euro; 19 punti sotto la media); Crotone (rga 24.019 euro; 20 punti sotto la media); Ragusa (rga 23.592 euro; 21 punti sotto la media).

I dati in Italia

Milano conferma la prima posizione nella classifica delle province con le più alte retribuzioni. Grazie a una rga di 35.329 euro Milano (18 punti sopra la media) stacca di quasi 2.000 euro Trieste e più di 2.700 euro Bolzano, rispettivamente seconda e terza in classifica.

Trieste conquista l’argento: sale di due posizioni in classifica con una rga di 33.358 euro (11 punti sopra la media). Bolzano si accontenta del bronzo: perde una posizione in classifica e scende in terza posizione, con una rga di 32.605 euro (9 punti sopra la media). Genova scivola di una posizione ed esce dal podio: con una rga di 32.294 euro (8 punti sopra la media), Genova si posiziona subito sotto il podio.

In picchiata Rieti, Siracusa, Pesaro: Rieti perde 18 posizioni (rga 25.530 euro; 15 punti sotto la media); Siracusa perde 17 posizioni (26.235 euro; 13 punti sotto la media); Pesaro perde 17 punti (rga 27.771 euro; 8 punti sotto la media).

Solo 23 province su 107 pagano uguale o più della media nazionale. Sono Milano; Trieste; Bolzano; Genova; Roma; Bologna; Parma; Monza; Piacenza; Varese; Reggio; Modena; Torino; Verona; Trento; Como; Bergamo; Lodi; Firenze; Belluno; Ravenna; Venezia; Aosta.

Gli stipendi per regione

Lombardia e Trentino-Alto Adige si confermano le regioni con gli stipendi più alti: la Lombardia si conferma prima in classifica con una rga (retribuzioni globali annue) di 32.462 euro, circa 800 euro di più rispetto al trentino al secondo posto in classifica con una rga di 31.651 euro.

La Liguria sale di due posizioni e conquista il terzo posto del podio: con una rga 31.283 euro, è 4,6 punti (circa 1200 euro) sopra la media nazionale di 29.910 euro. Scivolone per il Piemonte che precipita dal sesto all’ottavo posto con una rga di 29.954 euro, perfettamente in linea con la media nazionale.

Sale di 4 posizioni la Sardegna: con una rga 26.700 euro è ancora sotto di 11 punti (circa 3.200 euro) rispetto alla media nazionale. Gli ultimi posti sono Sicilia, Calabria e Basilicata: la Sicilia perde due posizioni in classifica con rga 26.271 euro, la Calabria si conferma diciannovesima (rga 25.791 euro) e la Basilicata ultima in classifica (rga 24.940 euro).

Secondo Istat, nel 2020, gli occupati che lavoravano più di 41 ore settimanali sono diminuiti del 17% rispetto all’anno precedente; ugualmente, sono diminuiti dell’11% coloro che lavoravano 40 ore settimanali; al contrario, sono aumentati del 73% coloro che non hanno lavorato neanche un’ora in una settimana.

In questo scenario nazionale, il Nord è quello che ha perso più occupati nella fascia di ore più alta (-18%) mentre il Sud è quello che ha quasi raddoppiato coloro che stanno nella fascia delle 0 ore lavorate (+95%).

Per quanto riguarda le retribuzioni, quando non si è fatto ricorso alle integrazioni salariali, la crisi si è manifestata principalmente con un calo generalizzato delle parti variabili delle retribuzioni, coerentemente con l’impossibilità di una rinegoziazione della componente fissa al ribasso. Se la retribuzione fissa media nazionale, che si attesta a 29.222 euro, ha chiuso l’anno con un tasso di variazione rispetto al precedente dello 0%, la retribuzione globale annua media nazionale, pari a 29.910 euro, lo ha chiuso con il 2,3% in meno rispetto all’anno 2019.

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA