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Il presidente ff della Regione Calabria Nino Spirlì

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CATANZARO – Il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, non è il tipo che le manda a dire e riguardo l’utilizzo di determinati termini non ha mai nascosto il suo pensiero.

Lo scorso ottobre aveva espresso a chiare lettere l’idea che «ci stanno cancellando le parole di bocca, come se dire zingaro sia già un giudizio negativo, negro è la stessa cosa, in calabrese dico niurio per dire negro, non c’è altro modo».

Ora ritorna sul tema parlando a La Zanzara, in onda su Radio 24, del discusso disegno di legge Zan che tanta polemica e discussione sta generando in Italia: «Se mi chiameranno in audizione – ha dichiarato Spirlì – sul ddl Zan ci andrò sicuramente. Non sono d’accordo e invece sono per la proposta del centrodestra che è molto più umana, più rispettosa e non crea categorie».

Il massimo esponente istituzionale calabrese mette all’indice la proposta di legge Zan che «censura, tappa la bocca e mette paura alla gente di usare le parole. Questa – asserisce con decisione – è la santa verità».

Per Spirlì, «esistono gli stati d’animo che disprezzano, non le parole, fra poco dovremo stare attenti a come respiriamo per non finire in tribunale. Si può usare la parola frocio? Sì, se non è usata in modo dispregiativo la userò e continuerò a usarla. Se noi la utilizziamo per un gioco o perché la leggiamo in un libro corriamo il rischio di essere accusati».

In conclusione, per il presidente ff della Regione Calabria la legge Zan «è un capestro, una forca caudina. Cerca di tappare la bocca e impedire la libertà per cui abbiamo combattuto duemila anni e adesso dobbiamo stare attenti a quello che diciamo».

In sostanza, Spirlì si chiede e chiede agli ascoltatori: «Vi rendete conto che già non possiamo utilizzare parole come zingaro, negro, siamo alla follia. Le parole non sono armi, se non quando caricate a pallettoni da chi le pronuncia»

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