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di VINCENZO GALLO

Per contrastare il Covid in Calabria c’è necessità ancora di molta cautela, di aumentare il numero delle vaccinazioni, dei posti letto e del personale sanitario, spendendo con procedure di somma urgenza i molti fondi disponibili.

Ritengo però molto importante anche rendere maggiormente trasparenti ed affidabili gli indicatori che si utilizzano per monitorare la diffusione del Covid. Come è noto nel Report dell’Istituto Superiore di Sanità n. 46, riguardante la settimana dal 22 al 28 marzo, si è attribuito alla Calabria l’indice di contagio Rt pari ad 1,33.

Essendo superiore ad 1,25, alla Calabria è stata assegnata la zona rossa. Nel report 47 della settimana successiva dal 29 marzo al 4 aprile, mentre i contagi e i ricoveri aumentavano in modo preoccupante e gli ospedali erano già quasi saturi, la Calabria dopo una sola settimana passava incredibilmente in zona arancione e l’indice Rt scendeva inaspettatamente a 0,93.

Da sottolineare che secondo l’ISS i “nuovi casi segnalati nella settimana” (seconda colonna della tabella 1 dei report in basso) tra le due settimane diminuivano da 2542 a 2174. Ciò mentre la somma dei contagi giornalieri diffusi ogni sera dal Ministero della Salute aumentava in una settimana da 2599 a 2794.

Anche nelle settimane successive è emerso uno scostamento significativo tra i dati sui contagi riportati nei report del monitoraggio settimanale ISS e i dati diffusi giornalmente dal Ministero della Salute.

Credo sia del tutto legittimo chiedere il motivo di questa differenza nel calcolo dei casi settimanali, che ha un impatto sull’incidenza dei casi su 100.000 abitanti e sull’indice Rt, che in Calabria in queste ultime settimane si è rivelato non adeguato ed inefficace per monitorare l’andamento della diffusione del Covid. L’indice infatti nelle settimane dal 22 marzo al 25 aprile ha avuto i valori di 1,33 – 0,93 – 0,90 – 1,03 e nell’ultima settimana addirittura di 0,75, senza che la situazione sia sostanzialmente migliorata. Infatti il 25 aprile avevamo 471 ricoverati con sintomi (il 26 aprile si è raggiunto il valore massimo di 482), mentre il 22 marzo erano 315, i ricoverati in terapia intensiva 46, rispetto al valore massimo raggiunto il 18 aprile di 50 (il 22 marzo erano 33).

Altro dubbio emerge sull’effettiva percentuale di saturazione dei posti letto Covid in terapia intensiva, che è un altro indicatore per assegnare i colori alle regioni.

Il dato è pubblicato ogni giorno sul sito dell’Agenas ed è il risultato del rapporto tra i posti letto effettivamente occupati rispetto ai posti letto complessivi pari a 156. Quando si supera il 30% dei posti disponibili si entra in una fase critica. Il primo maggio è risultata del 29%.

Il valore dei posti letto complessivi è stato però messo in dubbio anche dal Presidente dell’Associazione degli Anestesisti Ospedalieri Calabresi, secondo il quale sarebbero inferiori a 156, probabilmente 141/145, per come emerge da una sua dichiarazione riportata dal giornale Calabria 7 del 25 marzo 2021. C’è da chiedere, inoltre, se i posti letto sono effettivi e realmente attivi, cioè se sono disponibili non solo i letti e le attrezzature, ma anche i medici e gli infermieri, perché leggendo vari articoli pubblicati sulla stampa sembrerebbe emergere il contrario.

La comunità scientifica ha più volte chiesto al Ministero della Salute, all’ISS e al Comitato Scientifico di rendere del tutto trasparenti i dati che si utilizzano ed è una richiesta da sostenere con forza. In Calabria soprattutto i soggetti più fragili corrono ancora grandi rischi. Al riguardo si deve tener conto del caso della Sardegna, passata in poche settimane dalla zona bianca a quella rossa, del caso dell’India, della circolazione di varianti molto più contagiose, del basso numero delle persone finora vaccinate, dell’avvicinarsi della stagione estiva, durante la quale la popolazione in Calabria aumenterà di molto soprattutto nelle zone costiere, con la possibilità di esplosione di grandi focolai, avendo al momento solo 50 posti letto Covid in terapia intensiva.

C’è necessità pertanto di azioni integrate per contrastare il Covid, ma tra queste è importante che ci siano anche interventi per rendere più trasparente e più affidabile il sistema di monitoraggio dei dati.

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