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Tutto quello che ho imparato dal prof. Grimaldi

Il ricordo del docente Unical recentemente scomparso

Calabria
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Pubblichiamo un ricordo del professor Mimmo Grimaldi, ordinario di Misure elettriche ed elettroniche dell’Unical, scomparso martedì scorso

di LUIGI CAPUTO

GIUGNO 1994, la torrida estate dei Mondiali di calcio in Usa, un caldo infinito. Mentre Zuckerberg era ancora tra i banchi di scuola e probabilmente si divertiva con le macchinine, il mondo conosceva i primi vagiti di web surfing con il browser Mosaic. Università della Calabria, Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemi, pomeriggio.

Un professore di Misure Elettroniche e un suo tesista col pallino di Internet.

«Prof, questa è la posta elettronica. Questo è il suo indirizzo e-mail e questa è la sua password. Mi raccomando, è personale e non deve comunicarla a nessuno, per nessun motivo al mondo!».

E lui: «Ok, Luì, me la scrivo e poi me la conservo nel portafogli. Tutta ‘sta segretezza, poi, mah... Secondo me, comunque, di questo passo, fra qualche anno arriveremo solo a comunicare via computer. Come macchine. Anche a pochi chilometri di distanza. Io, quando sarà possibile, preferirò sempre gli incontri di persona. Ci si vede, ci si stringe la mano, ci si parla. Si sta meglio. Luì, quando sarai ingegnere, ogni tanto vienimi a trovare in Dipartimento, che ci facciamo due chiacchiere. Mi racconti della tua vita, del tuo lavoro, della tua famiglia. Mi farà piacere. E lassala stà ‘sa posta elettronica... troppa informatica fa male!».

Grande Prof, avevi ragione...

E troppi sono i ricordi che si affollano nella mente adesso. Il tentativo di spiegare in inglese al prof Michaeli, slovacco, il proverbio del ‘quattro aprilante’, la comune passione per Napoli e per le sfogliatelle, il buonsenso trasmesso a lezione e nei colloqui con gli studenti.

E, su tutto, condivisa con il prof. Daponte, quella sana e genuina praticità del lavoro di ricerca scientifica inteso come stare insieme da professionisti per produrre insieme qualcosa di concreto, oltre che di altamente professionale. Da quel pomeriggio d’estate è passato quasi un quarto di secolo.

La tanto attesa laurea è arrivata prima del previsto, pochi giorni dopo la delusione per il sogno mondiale sfumato nell’inferno di Pasadena. Gli anni sono volati via come quel pallone calciato da Baggio nel rigore più triste della storia del calcio.

”Che ne dici, lo facciamo un altro bell’articolo, Luì?”. Un invito che non ho raccolto, l’ultima volta che ci siamo visti in Dipartimento, qualche anno fa. Addio Prof. E la prossima volta che andrò a Napoli, in sua memoria, gusterò una sfogliatella in più.

Un abbraccio.

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