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Corrado Augias

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Per capire davvero le tante Calabrie, che è il titolo poi della mia rubrica, oggi vi consiglio un libro di un mio collega. Si chiama Giuseppe detto Peppe Smorto e il titolo del libro è tutto un programma, A sud del sud. Smorto, che è stato vicedirettore di Repubblica, si è confessato a cuore aperto col suo vecchio direttore del giornale, Mario Calabresi.

«Il primo problema è che la Calabria perde abitanti, cervelli e laureati. Restano quelli con il reddito di cittadinanza, quelli che lavorano per lo Stato e i pensionati. Anzi ora c’è un fenomeno nuovo: anche i pensionati partono, vanno a fare i nonni a casa dei figli che sono andati a lavorare al nord o all’estero. Per scelta restano solo i coraggiosi e i visionari».

Questi ultimi sono i protagonisti del viaggio di Smorto, che è tornato nella terra da cui era partito 46 anni fa per andare a studiare a Roma. Un viaggio lungo il sentiero della terra non rassegnata.

«La Calabria delle persone – dice – è poco narrata, più facile dividerla in “locali” di ‘ndrangheta (si chiamano così le cosche che si spartiscono i paesi e il territorio), più facile rimuovere questa terra come se non fosse Italia. Invece qui tocca cambiare lo sguardo».  Ogni volta che andava a trovare la madre – ricorda invece Calabresi – ci portava la ‘nduja, l’insaccato piccante calabrese, lo stereotipo per antonomasia. Lo faceva per prenderci in giro.

Poi a novembre dell’anno scorso, nella rubrica delle lettere che teneva su Repubblica, Corrado Augias ha parlato della Calabria come di una terra perduta, irrecuperabile: «Quella mattina – dice Smorto – aprendo il giornale ci sono rimasto molto male, dolore puro, perché conosco bene lui e l’effetto è stato tremendo. Se dici che una terra è perduta, a chi ci prova, studia e lavora resta una sola possibilità: scappare. A me invece ha fatto scattare la molla di tornare per fare un libro. Della Calabria, dopo la rivolta, venne fatta una divisione quasi militare: a Catanzaro la politica e la burocrazia e sono rimasti fermi lì; a Cosenza l’università che oggi va benissimo ed è la cosa riuscita meglio, ne è simbolo il campus di Arcavacata disegnato dall’architetto Gregotti; a Reggio Calabria infine decisero di mettere le industrie e qui il simbolo del fallimento è la Liquichimica di Saline Joniche». E le tante Calabrie nel libro si Peppe Smorto ci sono quasi tutte.

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