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«La famiglia non si separa», sui social la protesta
degli insegnanti calabresi trasferiti lontano da casa

Calabria
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IN graduatoria in Calabria, ma trasferita in Sardegna, a Nuoro. Una foto dei familiari su Facebook, poi una frase di commento: «Voglio questi sorrisi sempre e voglio ridere con loro, a casa mia». Non è un caso isolato. In tanti sul gruppo Docenti ruolo 2015 fase B da ieri stanno postato le foto di mogli, mariti e figli. C'è chi è stato già trasferito e c'è chi teme di dover fare la valigie dopo il 30 giugno, una volta superato il periodo di differimento che ha consentito di rimanere in «patria» almeno un altro anno scolastico.

Gli insegnanti che non vogliono lasciare la famiglia tornano di nuovo alla carica a pochi mesi dell’assunzione della Buona scuola. Ieri una delegazione era dal Papa in piazza San Pietro per l’Angelus con striscione e bandierine gialle. Mentre oggi un documento sarà consegnato al Miur.

Ma il messaggio più emblematico e spettacolare è partito ieri sui social network con la pubblicazione delle foto di famiglia. E con l’indicazione del luogo di residenza e di quello del lavoro.

C'è chi sta insegnando in Sardegna e c'è chi dalla Sardegna è già andato via o dovrà farlo. C'è chi da Arezzo ha affrontato il trasloco a Caltanissetta: 1230 chilometri da casa, scrive in maiuscolo l’insegnante per sottolineare la sua rabbia. Altre foto e altre distanze: da Barletta a Novara, da Bari a Genova, da Potenza a Milano.

«Ogni giorno - scrive un docente commentando l’immagine che lo ritrae felice con i bambini - mi sveglio facendomi forza perché saprò già che sarà l’ennesima giornata senza di loro». E ancora altre foto e altre testimonianze. Da Reggio Calabria a Torino, 1500 chilometri. E un’altra: «Da Palermo a Milano, non posso vivere senza di loro: la famiglia non si separa».

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