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Elezioni a Platì, spuntano i nomi di impresentabili

I misteri sul dietrofront di Anna Rita Leonardi

Calabria
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Anna Rita Leonardi con i documenti per la presentazione della lista

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REGGIO CALABRIA - A bocce ferme e con lo scoglio delle amministrative ormai alle spalle si squarcia il velo sul “tormentone” dell’intera campagna elettorale nel reggino: Platì ed il clamoroso ritiro last minute della giovane candidata di Renzi, la leopoldina, Anna Rita Leonardi (LEGGI LA DECISIONE). Tutto questo a poche ore dal voto che ha eletto il nuovo sindaco, dopo dieci anni di commissariamento, con la protesta dell'opposizione (LEGGI).

Un giallo che finalmente si dipana in quella che è la roccaforte della ‘ndrangheta calabrese. La candidata di Renzi sulla quale il partito ormai, volente o nolente, doveva puntare sarebbe incorsa in un errore dovuto alla scarsa conoscenza del territorio ed alla sua ingenuità: tra le 45 firme dei sottoscrittori della sua lista c’erano cinque nomi “sporchi” che sarebbero incorsi nelle maglie della commissione parlamentare antimafia della Bindi facendo rimediare una figuraccia interplanetare proprio al Premier che aveva incoronato sul palco della Leopolda “il coraggio e l’incoscienza” della trentenne del Pd.

 

Un coupe de teatre che proiettò la giovane democratica reggina, priva di qualsiasi esperienza amministrativa, su tutti i media nazionali ed a tentare davvero l’impresa di trovare 10 candidati dal volto nuovo e candido per Platì. Un colpo di teatro che rischiava di diventare un colpo di boomerang per il Premier, quando dopo una ricerca disperata e stentata (per comporre la lista ai nomi dei locali si dovettero disperatamente aggiungere altri nomi “democraticamente” importati da ogni dove del partito reggino, ed a sostegno dei quali, incautamente, vennero apposte firme valutate e certificate come ad altissimo rischio di cartellino rosso da parte della commissione parlamentare antimafia).

Un errore, una “sola” rifilata alla giovane reggina probabilmente in buona fede, ma che pesava così come le contestazioni che il partito le avrebbe avanzato circa le sue frequentazioni in quel di Platì. Un fugace incontro romano, alla presenza tra l’altro del numero due del Pd Lorenzo Guerini e del segretario regionale Ernesto Magorno, ed alla giovane democratica venne richiesto l’immediato passo indietro per il bene del partito.

L'ATTACCO DELLA LEONARDI AL PD

 Alla Leonardi che si era candidata dalle pagine di facebook (e che i colleghi di partito, forse un pò gelosi delle attenzioni del Premier, ormai chiamavano ironicamente Plati-net per la sua perenne connessione social dal paese aspromontano con foto di pane e di ricami all’uncinetto) dalle stesse pagine è toccato annunciare il suo ritiro. Parole criptiche: «Sono rammaricata mi ritiro. Giorni fa, a seguito di alcuni elementi emersi, sono stata convocata ad una riunione a Roma ed insieme ai vertici del partito abbiamo dovuto constatare che non c'erano più le condizioni politiche e di agibilità per svolgere serenamente la campagna elettorale».

«Questa scelta - concludeva poi Leonardi - è principalmente per la serietà del nostro progetto politico. Con maggiore lucidità, nei prossimi giorni, tornerò con ancora più chiarezza sui motivi che mi impongono di farmi da parte». Una chiarezza che, però, non è mai arrivata e che si conosce meglio oggi ma che ha rischiato, attraverso una candidatura 2.0 venuta fuori dal nulla e costruita, passo passo, con imponente appeal strumental-mediatico, di far perdere la faccia a tutto il partito. A cominciare dal principe che la incoronò: il Premier. Il risultato adesso è sotto gli occhi di tutti: il Pd non è stato della partita per Platì, mentre sul collo del neo eletto sindaco di Platì Rosario Sergi della lista “Liberi di Ricominciare”, alitano già quelle righe vergate dalla Commissione parlamentare Antimafia, lo scorso 31 maggio. Bollavano Sergi per "rapporti di affinità con esponenti del vertice della cosca Barbaro, tanto con la frangia denominata 'Castanu' che con quella denominata 'Nigru'".

In particolare - scrive l'Antimafia - tra i rapporti per vincolo di affinità rientra Francesco Barbaro, il capostipite, condannato per sequestro di persona a scopo di estorsione per l'omicidio del comandante della stazione dei carabinieri di Platì, il brigadiere Antonino Marino, ucciso a Bovalino nel 1990. E ancora, tra i rapporti per vincolo di affinità vi sono i fratelli Barbaro 'Nigru', "alcuni dei quali condannati per gravi reati e sottoposti, in passato, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale".

Infine, l'Antimafia rileva che dagli atti acquisiti risulta che Sergi ha organizzato la manifestazione che si è tenuta il 29 marzo di quest'anno, in dissenso con alcune dichiarazioni del sottosegretario Marco Minniti. A quella manifestazione, “erano presenti circa 100 persone, tra cui numerosi esponenti di famiglie di 'ndrangheta del territorio”.

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