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Sanità in Calabria, si va verso la proroga dei commissari

Guccione attacca: «La strategia di Oliverio è fallita»

Calabria
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I commissari della Sanità calabrese Scura e Urbani
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REGGIO CALABRIA – «Il Presidente della Regione, a proposito della sanità, ad agosto aveva annunciato in pompa magna che la ricreazione era finita. Aveva altresì affermato che, se non ci fosse stata la rimozione dei commissari Scura e Urbani, avrebbe convocato un’assemblea di tutti i sindaci della regione per protestare contro la decisione del Governo nazionale che li aveva nominati. Nessuna delle due cose si è verificata. Il Governo Renzi non ha rimosso i commissari. Il perdurare di questa continua conflittualità sta creando un peggioramento della situazione e il rischio concreto di allungare per altri tre anni (dal 2018 al 2021) il regime di commissariamento nella sanità».

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È quanto afferma, in una dichiarazione, Carlo Guccione, consigliere regionale del Pd. «La Calabria - prosegue Guccione - non può permettersi di perdere l’occasione di uscire dal commissariamento entro il 2018. Ci sono o si possono creare le condizioni perché tale prospettiva possa essere realizzata a condizione che si esca da questa conflittualità istituzionale e si cominci a fare squadra con l’obiettivo di uscire dal Piano di rientro, abbandonando una strategia perdente fino ad oggi che sta creando confusione e gravi danni alla sanità calabrese. La strategia di sostituire gli attuali commissari con altri commissari, fino ad oggi è stata perdente e risulta non condivisa da coloro i quali li hanno nominati. Se si inverte la rotta e si avvia rapidamente una collaborazione fattiva tra la Regione e l’Ufficio del commissario si può provare a uscire dal commissariamento della Sanità, creando le condizioni necessarie: due bilanci consecutivi in pareggio e l’innalzamento dei Lea, i Livelli essenziali di assistenza. Alla luce di quanto accaduto in questi anni, se davvero c’è la volontà politica, corre l’obbligo di provarci. Un esempio concreto che questa strada è praticabile emerge dalla autorizzazione alle nuove assunzioni, dopo sei anni di blocco del turnover: 1.730 tra medici, infermieri e operatori socio-sanitari, 900 dei quali hanno preso già servizio in aggiunta ai 246 precari stabilizzati».

«Un’altra possibilità - precisa Carlo Guccione - che può rendere realizzabile l’uscita dal Piano di rientro è quella che la Regione finalmente prenda coscienza che nella conferenza Stato-Regioni e con il Ministero della Salute si faccia una battaglia politica affinché ci sia una distribuzione più equa dei finanziamenti che lo Stato trasferisce alla Calabria in materia sanitaria, alla luce del rapporto pro capite di 1.700 euro destinato ad ogni nostro corregionale, mentre la media nazionale è di 1.850 euro. Ridurre la forbice garantirebbe la possibilità di avere maggiori risorse per investimenti e per la riduzione del disavanzo della sanità calabrese. L’uscita dal Piano di rientro entro il 2018 può essere una prospettiva reale, a condizione che la politica si impegni di meno per condizionare le scelte di qualche dg della nostra regione».

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