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Cinque comuni della Presila cosentina provano a fondersi: fino alle 22 cittadini alle urne per il referendum

Calabria
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COSENZA - C’è una strada nella contrada cosentina di Scalzati la cui carreggiata destra ricade nel comune di Casole Bruzio, quella sinistra nel comune di Trenta. I cittadini effettuano il conferimento dei rifiuti a seconda del loro numero civico e del posizionamento dei cassonetti. Da lunedì questo paradosso potrebbe sparire perchè nella Presila cosentina quella di oggi è una giornata storica. I circa 15.000 abitanti dei cinque comuni (Casole Bruzio, Trenta, Serra Pedace, Pedace e Spezzano Piccolo) sono chiamati al referendum sulla fusione dei loro municipi e la creazione di una nuova realtà amministrativa, visto che urbanisticamente non c’è soluzione di continuità fra i cinque comuni.

Si tratta del primo referendum in Calabria legato alla fusione e sarà interessante capire come reagirà la popolazione. Va detto che si voterà soltanto nella giornata di oggi fino alle 22. Non è previsto il raggiungimento del quorum, bensì la maggioranza semplice. La legge regionale istitutiva del referendum, proposta dal consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea, prevede però che la volontà di ogni comune sia sovrana. In pratica se in uno dei paesi dovesse prevalere il no, questo verrà escluso dal progetto.

I cittadini sono chiamati ad esprimersi non solo sull’unione, ma anche sul nome di questa nuova città fra due opzioni scelte dal comitato promotore e cioè Villa Brutia o Casale del Manco.

Quelli che sono bravi nei pronostici dicono che alla fine a prevalere dovrebbe essere il sì. D’altronde le ragioni ci sono tutte. Basti pensare che dalla fusione verranno fuori premialità finanziarie con il Governo che dovrebbe aumentare i trasferimenti di 1,6 milioni di euro in più rispetto a quelli attuali. Per 10 anni. Soldi che per legge devono essere spesi per creare le nuove infrastrutture necessarie.

Se il risultato del referendum appare scontato, non così l’effetto che avrà sul resto della Calabria. In questo momento sono diversi i comuni che stanno discutendo di conurbazione. C’è l’area urbana Cosenza-Rende-Castrolibero che ne parla da anni, poi le città di Corigliano e Rossano i cui rispettivi consigli comunali hanno già deliberato sulla fusione. Non è detto però che ci sarà un effetto domino dopo il referendum in presila. Il problema è che i cinque comuni sono molto omogenei. In tutti e cinque la raccolta differenziata ha raggiunto buoni livelli, i conti sembrano essere a posto, i trasferimenti dello Stato si equivalgono e soprattutto sono realtà piccole che vanno dai 2000 ai 3000 abitanti. Una fusione fra realtà più consistenti è obiettivamente più difficile. Prima abbiamo fatto l’esempio di Corigliano e Rossano, paesi dello Jonio cosentino da 40.000 abitanti. Lì l’armonizzazione dei bilanci è certamente più complessa a tacere del fatto che l’invio di una commissione d’accesso al comune di Corigliano ha prodotto un raffreddamento del processo.

Vedremo quindi cosa succederà. Per il momento tocca ai cittadini della Presila decidere se dar vita ad un comune unico di 15.000 abitanti.

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