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Commissione d'accesso agli atti al Comune di Lamezia Terme dopo l'operazione Crisalide

Calabria
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Il Comune di Lamezia Terme
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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Il prefetto di Catanzaro, Luisa Latella (sul cui tavolo è finito anche un dossier), avrebbe nominato la commissione d'accesso agli atti del Comune di Lamezia Terme. Se confermata, l'iniziativa del prefetto arriverebbe dopo gli ultimi accadimenti che hanno investito il consiglio comunale e la Giunta guidata dal sindaco Paolo Mascaro all'indomani dell'operazione “Crisalide” contro i clan Cerra – Torcasio – Gualtieri che ha coinvolto il vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Paladino (che si è dimesso) indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, così come l'ex candidato a sindaco Pasqualino Ruberto, eletto consigliere comunale e poi sospeso dalla carica per il coinvolgimento nell'operazione “Robin Hood”. E per l'arresto del fidanzato nell'operazione “Crisalide”, della consigliera Marialucia Raso che si è autosospesa.

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In questo caso il 5 giugno scorso il prefetto ha chiesto chiarimenti al sindaco, al presidente del Consiglio comunale e al segretario comunale, chiedendo «sollecite notizie sull’applicazione di tale figura giuridica (l’autosospensione, ndr) nel caso di specie ai sensi di quanto disposto dall’art.43, quarto comma del D.Lgs. 267/2000, nonchè alla luce di quanto previsto dallo statuto comunale».

La scorsa settimana si era dimesso l’assessore Massimiliano Carnovale e nei giorni scorsi l'assessore Angelo Bilotta. Lamezia Terme, dunque, rischierebbe il terzo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose (sciolto nel 1991 e nel 2002) e quindi il commissariamento del Comune. Gli scioglimenti arrivano dopo un'attenta procedura che prende il via dalla nomina di una commissione d'accesso agli atti (composta da tre funzionari della pubblica amministrazione) da parte del prefetto che esercita i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del ministro dell'interno. La commissione svolge la propria attività per 3 mesi prorogabili per altri 3 mesi, al termine redige una relazione conclusiva che invia al prefetto e questi redige un'altra relazione entro 45 giorni da inviare al ministro dell'interno previa consultazione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica integrato dal procuratore della Repubblica e dal procuratore distrettuale antimafia.

Il ministero dell'Interno in seguito può proporre lo scioglimento dell'ente al presidente della Repubblica, che emette il decreto di scioglimento, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro 3 mesi a decorrere dalla presentazione della relazione del prefetto.

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