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Sanità, tutti contro il commissario Massimo Scura

La politica si schiera con il presidente Oliverio

Calabria
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Maria Oliverio e Massimo Scura
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CATANZARO – L’urlo del presidente Mario Oliverio proveniente dall’ospedale di Praia a Mare è stato forte. Quanto forte? Tanto, anche se, come sempre accade quando si lanciano messaggi, l’intensità del grido è stata variamente interpretata e commentata.

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C’è chi ha detto che alla fine della giostra si tratta di un grido nella caverna e chi invece pensa che questa volta la protesta abbia una diversa traiettoria. In realtà la cosa in sé mostra il volto di un remake considerato che il governatore lamenta un trattamento di sfavore da parte del governo, che sulla carta si professa amico, sul tema specifico del commissariamento del comparto sanitario. Sembrava che l’argomento fosse caduto in sonno. Illusione ottica.

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È bastato che il presidente della Regione trovasse un palcoscenico adatto per sviluppare un risveglio con i controfiocchi per riaprire la spinosa pratica. Tuttavia, rispetto al passato, l’urlo pare abbia una sua diversità perché, questa volta, Oliverio pone una sorta di ultimatum con timing incorporato. Dice al governo: se entro novembre non cacciate Scura mi incateno a Palazzo Chigi. Dunque, è mutato lo scenario ma non l’obiettivo.

OLIVERIO DETTA I TEMPI SUL NUOVO OSPEDALE DI COSENZA

Sulla questione è intervenuto il senatore Paolo Naccarato: «Mario Oliverio ha annunciato che è pronto ad andare ad incatenarsi a Palazzo Chigi contro il persistente commissariamento della sanità in Calabria. Come ricorderanno in molti, lo invitai pubblicamente a fare questo atto clamoroso già nell’estate del 2016 promettendogli di incatenarmi anch’io. E che il Pd lo portava a spasso con vaghe e finte promesse ma nessuna volontà reale di revocare il commissario al di là delle roboanti dichiarazioni di tanti autorevoli dirigenti del suo partito. Ora vuol farlo sul serio perché ha dovuto prendere atto che lo hanno preso per il culo in tutto questo tempo? Benissimo Meglio tardi. Ed io caro Mario ti confermo che sarò accanto a te incatenato a mia volta fin quanto il Consiglio dei Ministri non ha assunto la formale deliberazione così come ha fatto alcuni mesi fa per la Campania. Voglio proprio vedere quanti deputati e senatori del Pd e della maggioranza saranno con noi a Piazza Colonna incatenati».

Chi vieta a Mario Oliverio di diventare commissario per la sanità? Chi gli impedisce di accordagli quello che già è stato dato al suo collega della Campania, Vincenzo De Luca? Due ostacoli (o due baluardi, dipende dai punti di vista).

Il ministro della sanità Beatrice Lorenzin sostenuta dal senatore Tonino Gentile e il responsabile nazionale sanitario Pd Federico Gelli. Quindi Oliverio ha i nemici in casa. Sino a ora il giglio renziano ha menato il can per l’aia, allisciando e promettendo camomille al presidente della Regione Calabria. Ora questo giochino non può più essere protratto all’infinto perché fra sei mesi a Palazzo Chigi potrebbe sedere un grillino o un berluscones.

Gentiloni è arbitro di questa partita. Il 14 novembre i sindaci della Locride si recheranno a Roma per protestare contro le condizioni in cui versa l’ospedale di Locri. Ma l’entourage di Gelli (inteso come sopra) avrebbe cercato di disinnescare la protesta. Insomma, i sindaci della Locride farebbero da battistrada a Oliverio. Comunque l’ira di Oliverio è condivisa da Ernesto Magorno che conclude: «Le rivendicazioni del presidente Oliverio sono sacrosante e per quel che riguarda il Pd, la misura è ormai colma e ci attendiamo immediate e conseguenti determinazioni da parte del Governo».

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