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Elezioni, la Regione Calabria tocca a Forza Italia

Il vertice nazionale del centrodestra chiarisce la linea

Calabria
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Silvio Berlusconi
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CATANZARO – Parmigiana di melanzane, arrosto e verdura. Intorno al desco, giovedì scorso a Palazzo Grazioli, il centrodestra, nella sua espressione apicale (Berlusconi, Salvini e Meloni), si è ricompattato dividendosi la guida delle regioni che in ordine sparso andranno al voto da qualche mese a un anno. Quindi, se non cambieranno idea, questo schieramento si presenterà unito.

In Calabria tale ipotesi unitaria demolisce alcune dicerie che circolavano insistentemente in questi giorni. La prima della quale è che il vice premier Salvini, che è stato eletto in Calabria, avrebbe accarezzato l’idea di affidare la candidatura della presidenza della Regione a un alto magistrato. La seconda diceria, questa sì molto suggestiva, che i sovranisti avrebbero sondato gli umori dei grillini che invece correranno da soli. Dicerie che lasciano il tempo che trovano. La riunione di Palazzo Grazioli è stata variamente commentata, con tanto di spartizione delle presidenze.

Secondo Ugo Magri de “La Stampa”: «… Forza Italia indicherà il candidato governatore in Piemonte (sarà Alberto Cirio), in Calabria e in Basilicata; che viceversa in Sardegna e in Emilia Romagna la designazione spetterà alla Lega; quanto all’Abruzzo, pare l’abbiano spuntata i Fratelli d'Italia. Il “do ut des” a Salvini premeva inoltre sboccare la presidenza Rai, e ieri c’è finalmente riuscito: Forza Italia si rimangerà il “no” al candidato “sovranista” Marcello Foa».

E pare che si vada in questa direzione. Naturalmente questi accordi si possono modificare perché in mezzo c’è la tenuta della coalizione di governo, le elezioni provinciali, e, soprattutto, le elezioni europee. In Calabria si voterà fra 13-14 mesi. Che passano veloci e tutto il mondo politico calabrese è in fermento, dai grandi ai cespugli.

Se l’indicazione azzurra dovesse tenere c’è, per lo schieramento di riferimento, da trovare un nome che possa fare sintesi. Ma, le singole forze della coalizione al momento, al di là delle dichiarazioni di convenienza, non sono coese. Ciò non esclude che possano diventarlo strada facendo e in breve tempo. Ma se è vero che tocca a Forza Italia guidare le danze, è altrettanto vero che il partito di Berlusconi non è affatto compatto.

C’è, soprattutto, una divisione territoriale, specie nella provincia di Reggio Calabria. Non ci sono più i vecchi punti di riferimento, Nino Foti, Alessandro Nicolò (che ha dovuto trasmigrare in Fratelli d’Italia), Giuseppe Raffa, Luigi Fedele (è passato all’Udc), tanto per citare i più noti. Sostituiti dal senatore Marco Siclari e i deputati Maria Tripodi e Francesco Cannizzaro. Un posto in prima fila ce l’hanno i sovranisti dell’area Scopelliti vicino ad Alemanno.

Sicché chi vuole fare il presidente deve confrontarsi a muso duro con i reggini. Stesso discorso vale con Catanzaro dove, però, il leader provinciale, Mimmo Tallini, è lealista rispetto al partito, ma non arrendevole. Senza contare la fronda lametina dove la politica in generale ha abdicato.

Cosenza è presidiata da Jole Santelli e Roberto Occhiuto che punterebbero a portare alla Cittadella il sindaco Mario Occhiuto. Il quale - secondo i rumors del totocandidato - potrebbe vedersela con Piero Aiello, che sarebbe gradito all’area ex Alfano/Lorenzin, e con Giuseppe Mangialavori di Vibo Valentia. Tuttavia dal cilindro potrebbe uscire un nome inaspettato, un outsider. Tipo, il Bernardo Misaggi di turno.

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