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Un'associazione per favorire la partecipazione femminile alla politica

tra gli 11 comuni che nel '46 hanno eletto le prime donne sindaco

Calabria
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Il momento dell'incontro a San Sosti
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SAN SOSTI (COSENZA) - Un'associazione tra gli undici Comuni che nel 1946, alle prime elezioni amministrative a suffragio universale, elessero le prime donne sindaco in Italia. Per realizzarla, il sindaco di San Sosti Vincenzo de Marco, dove fu eletta il 24 marzo del 1946 a soli 24 anni la prima donna sindaco d’Italia Caterina Tufarelli Palumbo, e la consigliera comunale Maria Tricanico, inviteranno a San Sosti i primi cittadini dei Comuni di San Pietro in Amantea (Cs), Tropea (Vv), Massa Fermana (Ap); Fanano (Mo); Borgosatollo (Bs); Orune (Nu); Roccantica (Ri); Borutta (Ss); Veronella (Ve) e Spello (Pg).

L’obiettivo dichiarato dell'iniziativa è quello di «ripartire dall’elezione delle 11 donne “prime cittadine” nel ’46 per rilanciare iniziative concrete per favorire la partecipazione delle donne nella vita politica e sociale e il ruolo dei Comuni che, pur essendo avamposti imprescindibili della democrazia italiana, oggi vivono una crisi finanziaria e di legittimazione non più tollerabile».

La proposta è emersa a conclusione della presentazione del libro “L’Ape Furibonda” (Rubbettino editore, prefazione di Susanna Camusso) scritto da Claudio Cavaliere, Bruno Gemelli e Romano Pitaro, nell’aula consiliare di San Sosti.

L’idea è stata immediatamente fatta propria dal sindaco Vincenzo de Marco e dalla consigliera comunale Maria Tricanico che, insieme all’avvocato Giorgio Pisani, il figlio della prima sindaca d’Italia, hanno animato il dibattito nella sala consiliare dedicata a Caterina Tufarelli Palumbo.

«Oggi - ha affermato il sindaco - in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, celebriamo la figura di Caterina Tufarelli Palumbo come esempio di tutte le donne che, nei momenti di straordinaria difficoltà, si assumono responsabilità spesso sottovalutate che invece necessitano di essere portate all’attenzione dell’opinione pubblica. Per questo un’azione ragionata e coordinata, a partire da questi nostri Comuni in cui le donne furono antesignane e protagoniste della piena conquista dei diritti civili e politici delle donne, può essere un segnale importante per stimolare la partecipazione delle donne nelle istituzioni ancora così minoritaria. In questa operazione chiederemo il coinvolgimento della Regione con l’idea di recuperare il protagonismo della nostra Calabria che nel 1946, con tre donne elette sindaco su undici, si poneva come la punta più avanzata nel Paese dell’impegno femminile nella politica locale».

Inoltre, ha aggiunto Maria Tricanico: «Abbiamo inteso onorare con questa proposta la giornata contro la violenza alle donne, discutendo di un libro che parla di donne coraggiose che erano cadute nell’oblio, e proponendo cose da fare. La nostra proposta vuole essere un messaggio di speranza per chi crede nelle Istituzioni. Pertanto puntiamo ad avviare, già nei prossimi giorni con l’invito ufficiale agli altre dieci sindaci a cui ci accomuna un evento glorioso della storia repubblicana, un dialogo che sia da sprone a fare meglio e di più per le donne e per una democrazia funzionante. Per renderlo utile chiederemo il supporto non solo degli autori dell’ Ape furibonda ma di ogni competenza della società calabrese».

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