Salta al contenuto principale

Commissariato il Partito Democratico Calabrese

La decisione presa a causa dei ritardi nel congresso

Orfini ha scelto l'ex senatore Esposito, è polemica

Calabria
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Matteo Orfini
Tempo di lettura: 
3 minuti 3 secondi

ROMA - Il Partito democratico della Calabria è stato commissariato dal Presidente del partito Matteo Orfini, a guidare il partito regionale sarà l'ex parlamentare piemontese Stefano Esposito.

Esposito, senatore dal 2013 al 2018, non è stato rieletto alle ultime Politiche del 4 marzo scorso. Nella avuto esperienze di amministrazione negli enti locali tra cui al comune di Roma nella giunta Marino, su proposta dello stesso Orfini. Dal dicembre 2017, dopo la morte di Altero Matteoli, e fino al termine della legislatura è stato presidente della commissione Lavori pubblici del Senato.

La decisione è giunta al termine di una riunione nella sede nazionale Dem, a cui erano presenti anche il presidente della Commissione nazionale per il congresso, Gianni Dal Moro, i parlamentari e i consiglieri regionali della Calabria.

A darne notizia inizialmente alcuni dei partecipanti alla riunione poi la formalizzazione in serata. Dopo le dimissioni del segretario Maurizio Martina, e lo scioglimento dell’Assemblea nazionale, il presidente e la Commissione Congresso, sono gli unici organi statutari ancora in vigore nel Pd in attesa dell’elezione del nuovo segretario e della nuova Assemblea nazionale.

La decisione di commissariare il Pd, fino ad oggi guidato dal segretario Ernesto Magorno, non è piaciuta agli esponenti calabresi del partito. La parlamentare Enza Bruno Bossio ha ribadito come «la stragrande maggioranza dei parlamentari e dei consiglieri regionali presenti alla riunione con Orfini era contraria al commissariamento ed ha chiesto di poter svolgere il congresso regionale in concomitanza con quello nazionale».

Per la Bruno Bossio «Orfini ha addotto motivazioni burocratiche e, nonostante un deliberato della Direzione, ha deciso il commissariamento insieme al presidente della Commissione congresso Dal Moro. Orfini e Dal Moro - ha concluso Bruno Bossio - hanno utilizzato il loro ruolo di garante a favore della mozione Martina, sapendo che la maggioranza degli iscritti al Pd in Calabria è a favore di Zingaretti. Il suo è stato un atto unilaterale e non condiviso dai presenti».

Anche Paola De Micheli, coordinatri di "Piazza Grande", la componente Pd che fa capo a Nicola Zingaretti, ha ribadito che «dopo mesi in cui il gruppo dirigente nazionale del Pd ha dimostrato la sua incapacità nella gestione del partito nei territori, la scelta di non far svolgere il congresso regionale in Calabria contraddice le decisioni prese con il voto dell’ultima direzione nazionale».

«Una scelta - aggiunge De Micheli - che appare lesiva dei diritti degli iscritti di esprimersi e determinare democraticamente i propri gruppi dirigenti locali. Il commissariamento conferma inoltre l’inadeguatezza del gruppo dirigente nazionale uscente di rigenerare il Pd nei circoli e nei territori. Con la candidatura di Nicola Zingaretti vogliamo cambiare tutto questo. Uno dei nostri impegni, a partire dal 3 marzo, è quello di aprire una nuova fase anche in Calabria per il rilancio del Pd e per ridare agli iscritti il potere di decidere».

A spegnere le polemiche, o almeno a provarci, ci prova la presidenza del Partito, ossia Matteo Orfini, con una nota in cui spiega che «il Pd della Calabria doveva svolgere il proprio congresso entro dicembre, esattamente come tutte le altre federazioni in scadenza. Così non è avvenuto. Nell’ultima Direzione avevamo consentito una proroga per tre regioni tra cui la Calabria, concedendo di accorpare il congresso regionale a quello nazionale».

Tuttavia «già allora segnalammo - si aggiunge - che non aver rispettato la scadenza regolamentare di dicembre era una violazione grave e che non sarebbero state tollerate ulteriori irregolarità. Ciò nonostante nulla, nemmeno dopo quella proroga, è stato fatto dal Pd della Calabria per garantire lo svolgimento del congresso. La scelta di commissariare è dunque l’unico strumento per garantire il rispetto delle regole e lo svolgimento del congresso. Questi i fatti. Il resto è legittima polemica politica alla quale la presidenza del partito non vuole e non può partecipare.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?