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Crisi politica al Comune di Vibo, il sindaco resta solo

Il centrodestra: «Terminata questa esperienza»

 

Calabria
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Il palazzo comunale di Vibo Valentia
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VIBO VALENTIA - Il sindaco della città di Vibo Valentia, Elio Costa, non ha più una maggioranza a suo sostegno. La seduta del consiglio comunale si è svolta regolarmente, e la proposta di un rinvio a lunedì per motivi di lutto è stata bocciata dall’opposizione, che per la prima volta ha ufficialmente battuto i sostenitori dell’amministrazione comunale.

Contestualmente i capigruppo del Partito democratico, Vibo Unica, Progressisti per Vibo e gruppo misto, a nome di ben 17 consiglieri, hanno prodotto un documento che appare come una vera e propria sfiducia.

«Reputiamo terminata questa esperienza amministrativa, e non vi è alcuna intenzione di supportare con una partecipazione politica il programma di fine mandato del sindaco».

Un atto certamente forte, che cristallizza le posizioni all’interno dell’emiciclo e fa tremare la poltrona del numero uno di Palazzo Luigi Razza, da tempo in cerca di una quadra fra i consiglieri e senza una giunta tecnica definita, dallo stesso auspicata. Si attenderà nelle prossime ore un passo indietro del primo cittadino: in una parola, dimissioni. Qualora così non fosse, i consiglieri dell’opposizione sarebbero pronti a firmare in blocco le dimissioni, gesto che consentirà di sciogliere l’assemblea prima del termine ultimo dei primi di febbraio. Ciò significherà, per entrambe le vie, aprire la corsa a Palazzo Luigi Razza già in primavera.

La prima finestra elettorale utile, infatti, sarà quella di fine maggio, ed i cittadini potranno scegliere il proprio sindaco in concomitanza con le elezioni europee. Ma la produzione del documento da parte delle opposizioni è un chiaro messaggio anche per il leader di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori, e per il gruppo più numeroso che sostiene l’amministrazione guidata da Elio Costa, i Liberali per Vibo. Anche loro avevano firmato la richiesta di convocazione di un consiglio comunale urgente, su input del leader forzista che pretendeva proprio chiarezza sui numeri e, dunque, sull’esistenza o meno delle condizioni per andare avanti.

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