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Regione: Oliverio non c'è, la maggioranza è più forte

Gli equilibri in Consiglio e nel Pd dopo l'ultima seduta

Calabria
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Alcuni consiglieri regionali del Pd
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CATANZARO – Martedì scorso al Consiglio regionale non c’è stata alcuna spallata. Il colpo decisivo a Oliverio non c’è stato. Paradossalmente i lavori dell’assemblea sono filati lisci come forse mai era accaduto in questa legislatura. Sono state approvate leggi e ordini del giorno in modo equanime tra le forze in campo. Certo, non sono mancati i rilievi, le critiche, gli ammonimenti, gli scambi dialettici, anche duretti, ma, tutto sommato, la seduta del 22 scorso è andata in porto. Eppure erano stati annunciati fuochi e fiamme.

Sia all’esterno, per il sit-in organizzato dai grillini, sia all’interno dove il centrodestra ha svolto, prima dell’apertura dell’Aula, una conferenza stampa elencando le agonie del governo regionale, invitandolo a togliere il disturbo (LEGGI). A questa conferenza stampa, secondo rumors non confermati, avrebbe dovuto partecipare anche il gruppo Gentile che consta di ben quattro consiglieri. Cui, in teoria, avrebbero potuto aggiungersi i tre consiglieri del gruppo “Moderati per la Calabria”, da tempo in rotta di collisione con la vecchia maggioranza. Nulla di tutto ciò è accaduto. Ognuno è rimasto nel suo recinto, insomma ha prevalso l’attesa.

Sul piano delle convenienze non poteva esserci la spallata. Per vari motivi, primo tra tutti perché il “partito dei consiglieri” glielo vieta. In genere non si stacca la spina se non c’è pronto il ricambio. E le soluzioni, di conferma o di alternativa, non sono dietro l’angolo. Tutt’altro. Piuttosto nei corridoi dell’Astronave si ragionava se il perdurare dell’assenza, a causa di forza maggiore, del presidente rappresentasse in qualche modo un vulnus per l’equilibrio istituzionale tra maggioranza e minoranza. Quesito di valore giuridico che non ha trovato ristoro. In un altro busillis sarebbe stato accennato a un ipotetico cambio di residenza del governatore. Ma è come pestare l’acqua nel mortaio.

Infine, l’altro ieri è circolata la voce secondo la quale il presidente avrebbe chiesto al giudice competente il permesso di partecipare alla seduta dell’assemblea. Pare non ci sia stata neppure la risposta. Nell’articolo 283 del codice di procedura penale che regolamenta il divieto e l’obbligo di dimora si legge: “con il provvedimento di obbligo di dimora il giudice prescrive di non allontanarsi, senza l’autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale”.

Quello che invece è vero è che si sia riunito il gruppo democratico che non si radunava da tempo immemorabile. Pare che, nel ritrovato dialogo, abbiano ragionato sul presente e, soprattutto, sul futuro. Su come immaginare, per esempio, una cabina di regia condivisa che possa gestire i mesi finali della legislatura e impostare un percorso virtuoso tenendo presente, sin da ora, la tavolozza di tutti gli scenari, dal nero al roseo, dal grigio al pastello.

Questa ritrovata agibilità all’interno del gruppo dem pare non abbia nulla a che vedere con la riunione che si terrà questa mattina a Lamezia con il neo commissario regionale Stefano Graziano (LEGGI). Rispetto al quale gli scettici lievitano di ora in ora. Che dicono: cosa deve ascoltare il luogotenente inviato dal Nazareno? In agenda egli dovrebbe sentire i cinque segretari provinciali e i consiglieri regionali. Sempre che gli diano retta.

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