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Federalismo, Oliverio torna in Consiglio regionale

«Ho responsabilità». E boccia l'idea delle «Regioni ricche»

Calabria
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Mario Oliverio in Consiglio regionale
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REGGIO CALABRIA - «Sono ritornato in aula con lo spirito di chi ha una responsabilità». Mario Oliverio ha varcato oggi pomeriggio la porta di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, tornando in aula per partecipare al Consiglio regionale dedicato al federalismo. In aula per la prima volta dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta giudiziaria che lo vede costretto a stare a San Giovanni in Fiore con l'obbligo di dimora.

«Davanti a un tema di questo tipo - ha aggiunto il presidente della Regione - è nel dovere di esercitare questa responsabilità, perché questo significa rappresentare la comunità che mi ha eletto, che mi dato questa responsabilità e significa farlo nel modo più corretto e più giusto. Il fatto che sono qui vuol dire che non sono, come magari ha voluto e inteso rappresentare, scomparso».

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Lungo il dibattito sull'unico punto all'ordine del giorno: il confronto sul processo attuativo del regionalismo differenziato ex articolo 116 della Costituzione. La discussione è collegata alla prospettiva che determineranno gli accordi preliminari che tre regioni italiane, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno sottoscritto il 28 febbraio dello scorso anno, con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari regionali e alla Autonomia, Gianclaudio Bressa.

Il terzo comma dell’art. 116 prevede, infatti, "Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119".

Tre le mozioni portate all’attenzione dell’Aula. La prima, del consigliere Pd Domenico Bevacqua, la seconda, primo firmatario Claudio Parente (Fi) assieme a Gianluca Gallo (Cdl) e Domenico Tallini (Fi); la terza del capogruppo di "Oliverio Presidente" Orlandino Greco, nella quale, tra l’altro, si chiede al Governo di sospendere l’accordo preliminare sottoscritto con le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna nella parte in cui si prevede che il trasferimento delle risorse statali a copertura delle nuove competenze assegnate sia proporzionale al gettito fiscale delle stesse.

Nel suo intervento, il presidente Oliverio ha detto: «Stiamo parlando non di un Paese, ma di "Repubbliche" che avviano un processo di secessione ... dei ricchi. C'è certo un problema di come adeguare e ripensare il regionalismo, ma il paradosso è che questo processo è in contrasto persino con le politiche europee, che aiutano le aree ritardate a recuperare sviluppo, mentre all’interno del Paese si propone il meccanismo opposto. E non c'è solo un problema di risorse, c'è un problema a catena che determina un processo di disarticolazione del Paese». Oliverio a tal proposito ha ricordato la legge 42/2009, la cosiddetta legge Calderoli.

«La legge di un leghista - ha detto - che è contrastata e contraddetta da questa impostazione. In quella legge c'era l'affermazione di un principio e anche il vincolo di destinare al Sud almeno il 34% delle risorse ordinarie. Un dato poi non rispettato».

Concludendo il suo intervento il Presidente Oliverio ha invitato all’unità. «Il problema - ha sostenuto - va al di là degli schieramenti e delle appartenenze politiche. Il Sud deve agire non con un approccio assistenziale, o un approccio datato, ma con una impostazione proiettata al futuro, deve farsi sentire, in una chiave nuova. Ecco l’importanza del Consiglio di oggi, e di altre iniziative che ho cercato di promuovere sul tema».

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