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Primarie del Pd, Zingaretti vince anche in Calabria

Mario Oliverio si rafforza. Ora il congresso regionale

Calabria
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Didascalia Foto: 
Il presidente Mario Oliverio vota per le primarie del Pd
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CATANZARO – In quella che è stata la regione bersaniana d’Italia, la Calabria, anche in epoca renziana, e questo è quanto dire, non sorprende l’affermazione di Nicola Zingaretti che è stata ampia e spalmata su tutto il territorio, al netto dell’enclave reggina dove c’era la resistenza dei post renziani che appoggiavano Maurizio Martina. I numeri ufficiali ancora non ci sono, ma gli ufficiosi emersi sono sufficienti per affermare che le previsioni sono state rispettate. Secondo fonti dello stesso Pd, sarebbero stati oltre 70 mila i votanti in Calabria per le Primarie, con le operazioni elettorali che si sono concluse regolarmente nei seggi allestiti in tutta la regione. Unica eccezione Cassano allo Jonio, dove il seggio é stato chiuso per il forfait dato da due scrutatori.

LE OPERAZIONI DI VOTO IN CALABRIA: CODE, PROTESTE E TENSIONI

 I numeri e i risultati

La mozione a sostegno del governatore del Lazio, che nella regione poteva contare su due liste, non ha praticamente incontrato resistenza, vincendo con una percentuale superiore al 65%, anche se ancora i dati definitivi non sono stati ufficializzati.

Per quanto riguarda i principali centri della Calabria, a Catanzaro Zingaretti ha conquistato 793 voti contro i 262 di Maurizio Martina e i 133 di Roberto Giachetti. A Cosenza il governatore del Lazio ha raccolto il 65% dei consensi, con complessivi 4.400 voti ottenuti nella cintura capoluogo-Rende-Montalto rispetto agli 896 di Martina e ai 283 di Giachetti. A Reggio Calabria successo di Zingaretti con il 54,5% (3.780 voti) ) a fronte del 32,6% di Martina (2.263) e del 12,8% di Giachetti (887). Nel Crotonese il governatore del Lazio ha raccolto complessivamente il 75% delle preferenze, mentre Martina si è fermato al 20% e Giachetti al 4,8%. Nella città di Vibo Valentia Zingaretti ha riportato 546 voti, Martina 51 e Giachetti 26. In Calabria erano due le liste a sostegno della candidatura a segretario nazionale di Zingaretti, una a sostegno di Martina e una a sostegno di Giachetti.

L'effetto primarie in Calabria

Il dato calabrese, tuttavia, rispetto al dato nazionale ha una sua specificità perché le liste per Zingaretti erano due, e ciò è sembrata da subito un’anomalia giustificata da chi ha fatto il bis con un laconico «per aiutare Nicola a raggiungere il 51 per cento».

In realtà le motivazioni erano e sono ben altre. Contarsi, soprattutto, e, contandosi, orientare i futuri percorsi. Le due liste zingarettiani erano firmate da Mario Oliverio e da Carlo Guccione. Ovvero, il diavolo e l’acqua santa. E viceversa. Il successo di “Piazza Grande”, la lista di Oliverio, spinge, a parte ogni altra considerazione, il presidente uscente a porre le sue credenziali per una sua ricandidatura, salvo impedimenti di altro genere.

La vittoria, chiamiamola così, della lista ispirata da Oliverio sembra netta, anche se la lista alternativa di Guccione e Censore ha fatto man bassa a Vibo, ha tenuto molto bene nel cosentino, si è tolta qualche soddisfazione altrove.

La vittoria di Zingaretti, in Calabria, produrrà un altro effetto a cascata, quello di celebrare il congresso regionale e, quindi, dare anche a questa regione un partito, una guida, una linea, una prospettiva. E questo indipendentemente dei numeri delle due liste. Sono stati 70.000 i calabresi che hanno partecipato alle primarie. Una prova di entusiasmo che di certo dimostra la voglia di partecipazione dei democrat ed è un buon viatico per il congresso. Finisce l’era renziana che era iniziata con il comizio di Scalea il 26 marzo 2014.

Da allora diventarono tutti seguaci del fiorentino, chi direttamente, chi a latere, chi per interposta persona. Persino l’area Oliverio non poté sottrarsi a quella logica. I dem calabresi persero tutte le elezioni, tutte le città, da Cosenza a Catanzaro e Crotone, da Lamezia a Vibo Valentia, con l’eccezione di Reggio Calabria. Quell’ubriacatura renziana, a mente fredda, ha prodotto grandissimi danni, non solo al Pd, e questo sarebbe il meno, ma alla regione. Si pensi solo alla sanità.

Il Pd manda commissario alla Sanità un personaggio che è espressione del cerchio magico gigliato. Il quale entra in conflitto con il presidente “renziano” di complemento. Il segretario regionale Ernesto Magorno fa lo gnorri dando ragione un po’ all’uno e un po’ all’altro. La storia la sapete.

Il messaggio di Oliverio a Zingaretti

Il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, ha rivolto un messaggio al neosegretario del Pd, Nicola Zingaretti: «Il risultato ci consegna, tra le altre cose, una grande responsabilità nel ridare slancio e fiducia al popolo del centrosinistra, evitare ulteriori frammentazioni, unire le forze del vero cambiamento in vista delle imminenti elezioni europee. C'è poi il problema grande del partito - ha aggiunto - di dare corpo e sostanza, finanche vita aggiungerei, ad un’organizzazione che negli ultimi tempi è sembrata come sparita dalla scena politica, in particolare nel Sud e in Calabria. Ci sarà tempo e modo di discutere e di vedere che fare e come fare. Il nostro assillo dovrà tradursi prima di tutto di lavorare nel Mezzogiorno d’Italia, forse ancor più che altrove, a costruire una grande e moderna forza politica di massa, popolare e organizzata territorialmente, che interpreti per davvero ansie, bisogni, aspettative di quella parte grande della società che, anche quando esprime disaffezione, è portatrice di molteplici domande di cambiamento».

«Qui abbiamo bisogno - dice ancora il Governatore della Calabria - di un Pd che senza ambiguità dica, ad esempio, un no chiaro al disegno di spezzare in due il Paese, un disegno che finirebbe per impoverire ancora di più un’area che ha invece risorse per determinare il proprio riscatto ma anche per incidere significativamente nel processo di crescita e modernizzazione del Paese. Esattamente il contrario di quello che l’attuale Governo, invece, sta facendo».

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