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Oliverio libero, il presidente torna al suo lavoro

«Calabresi non vi ho tradito, sono stati mesi bui»

Gli avvocati: «Distrutto il castello accusatorio»

Calabria
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Il presidente Mario Oliverio
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CATANZARO - Tre mesi che il presidente della Regione Calabria ha definito «bui e freddi», con la Corte di Cassazione ha posto fine all'obbligo di dimora (LEGGI LA DECISIONE) che aveva "chiuso" Mario Oliverio nella sua città di San Giovanni in Fiore. Un provvedimento scaturito dall'operazione "Lande Desolate" per le presunte irregolarità in due appalti gestiti dalla Regione per la realizzazione della sciovia di Lorica e dell’aviosuperficie di Scalea. Dopo essere rientrato da Roma, per avere seguito l'udienza di ieri, il governatore attende solo la notifica del provvedimento, per tornare in Regione, probabilmente, già nella giornata di lunedì.

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A poche ore dalla decisione della Suprema Corte, dopo un primo, breve commento sui social, Oliverio è intervenuto per la prima volta da uomo libero: «È stato un inverno lungo e freddo quello che ci lasciamo alle spalle. Un inverno per me particolare - a spiegato - che lascia un segno indelebile nella mia esistenza e nella storia della Calabria. Finalmente è arrivata la Primavera a ridare giustizia a me e alla terra che ho la responsabilità e l'onore di guidare».

«Voglio ringraziare per questo - ha proseguito il governatore - i miei avvocati Enzo Belvedere ed Armando Veneto, che con grande competenza e rigore professionale hanno fatto valere le ragioni della Legge e la forza della Giustizia davanti alla Suprema Corte di Cassazione. Tre mesi bui in cui il dubbio dello smarrimento della giustizia è stato costantemente in agguato. Sapere di essere onesti ed innocenti ed allo stesso tempo condannati alla privazione della libertà senza processo è duro ed amaro da accettare. E ancor più feroce l’angoscia alimentata dal dubbio che i calabresi possano essersi sentiti traditi e ingannati da colui nel quale hanno riposto la loro fiducia, affidandogli la responsabilità di governare la Cosa pubblica, il loro futuro, le loro speranze».

Nella sua analisi, Oliverio ha anche precisato di avere «avuto modo di dire il giorno in cui mi è stato notificato il provvedimento di limitazione della mia libertà e lo faccio con la forza della giustizia che si aggiunge a quella della verità, che è stata per me il primo fattore di resistenza: i calabresi devono stare tranquilli, il loro presidente non ha mai tradito la loro fiducia e mai lo farà. La mia azione di governo è stata sempre ispirata alla lealtà, ai valori dell’onestà e all’affermazione della legalità, valori in cui ho creduto e continuo a credere e per i quali ho speso la mia intera esistenza. Valori che - ha dichiarato - considero fondamentali per recuperare la fiducia necessaria al riscatto di questa terra ingiustamente martoriata e segnata da ferite profonde. Una terra ricca di grandi risorse umane e naturali per la quale vale la pena battersi anche a costo di sacrifici dettati da ingiustizie che lasciano segni profondi».

«Un ringraziamento - conclude Oliverio - va a quanti mi sono stati vicino, a partire dalla mia famiglia e dai miei cari e dai tantissimi cittadini che malgrado tutto non sono stati mai sfiorati dal dubbio».

Intanto, gli avvocati Armando Veneto ed Enzo Belvedere, difensori del Governatore della Calabria, hanno affermato: «E' evidente che la Corte ha distrutto l’intero castello accusatorio, non solo nella parte relativa alla misura coercitiva imposta ma anche in riferimento al merito dell’imputazione».

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