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Regionali, cambiano gli equilibri a destra e sinistra

In Consiglio di fatto non c'è né maggioranza né piano B

Calabria
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Il consiglio regionale della Calabria
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CATANZARO – Non c’è più una maggioranza nel Consiglio regionale della Calabria. E non esiste un piano B. Sicché l’Assemblea procede per inerzia e consunzione. A fare da sentinella al completamento naturale della legislatura provvede il partito dei consiglieri.

Tuttavia tecnicamente ci sarebbero ancora margini di tempo per fare qualcosa di importante.

Per adesso l’interesse di Palazzo Campanella sembra concentrato sull’eventuale modifica della legge elettorale, su cui si può agganciare e trainare la legge sulla parità di genere, qualora le forze in capo dovessero trovare una mediazione. Ma questo lo sapremo il 15 aprile quando l’assemblea si riunirà per esaminare appunto la proposta Sculco. Nella palude si affaccia la ritrovata libertà e agibilità del presidente Mario Oliverio, il quale ha ricevuto tanti ma non tantissimi attestati di simpatia e di soddisfazione per il dispositivo della Cassazione.

Il commento più appropriato è sembrato essere quello diffuso dal collegio di difesa del governatore.

I nodi politici, però, fatte salve le ritrovate misure di garanzia, restano tutti aperti. Ancora sei mesi fa sembrava che dovessero duellare per le regionali i due Mario, Occhiuto vs Oliverio e viceversa. Oggi non è più così, e per tante ragioni.

Nel centrodestra c’è chi mette in discussione che la candidatura calabrese possa toccare a Forza Italia, in virtù di un preaccordo preso a suo tempo a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Salvini e Meloni. I contraenti devono rinegoziare gli accordi. Intanto Jole Santelli e Francesco Cannizzaro spingono per l’imprimatur del sindaco di Cosenza (LEGGI LA NOTIZIA). Lo stesso fanno i fan di Wanda Ferro che non si sottrae al loro invito, ma prudentemente si affida ai desiderata della coalizione. Si muovono altri fronti: una grande associazione agricola sarebbe disposta a mettere un suo nome per la causa del centrodestra. Le carte, a questo punto, sembrerebbero essersi rimescolate. Lunedì dovrebbe arrivare in Calabria il commissario della Lega, Cristian Invernizzi, per un primo contatto con il territorio.

Nella riva gauche la presenza di Nicola Zingaretti alla guida del Pd viene prefigurando una nuova scrittura della partitura degli equilibri interni. L’elezione della direzione nazionale ha già provocato mal di pancia tra gli esclusi, sia nel settore vincente sia in quello perdente. Per esempio il più furente di tutti è sembrato Ernesto Magorno (originariamente in quota Martina), già segretario regionale, che non è entrato nella direzione; la parte dei renziani che ha votato Martina si è subito allontanata dall’ex ministro e ora Luca Lotti gioca ancora le sue fiches.

Ma anche dal versante Zingaretti ci sono state tante (silenti) delusioni. La situazione all’interno del Pd calabrese si è, se possibile, ulteriormente ingarbugliata. Perché Oliverio ha ritrovato la spinta, forse le energie dopo «l’inverno lungo e freddo», ma sta perdendo pezzi della sua maggioranza. Egli ha fatto la sua prima uscita pubblica nella sua Sila, lanciando un appello direttamente ai calabresi (?!). Carlo Guccione, suo fiero avversario, prima l’ha consigliato di nominare un vice presidente politico della giunta regionale in questo scampolo di legislatura che è rimasto. Poi ha rincarato la dose: “fatti da parte”, un consiglio condiviso anche da altri, come Brunello Censore e il citato Ernesto Magorno. Il congresso regionale dovrebbe sciogliere la matassa. Ma a quale prezzo e in che direzione? Oggi la politica guarda oltre il Pollino dove si vota.

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