Salta al contenuto principale

Elezioni comunali a Vibo, nel Pd si innesca la polemica

Botta e risposta tra Commissario regionale e dirigenti locali

Calabria
Chiudi
Apri
Didascalia Foto: 
Il commissario regionale Stefano Graziano
Tempo di lettura: 
4 minuti 20 secondi

VIBO VALENTIA - Le prossime elezioni comunali di Vibo Valentia, previste per il prossimo 26 maggio, rischiano di diventare, per il Partito Democratico, un caso nazionale.

A far divampare la polemica l'annuncio nelle scorse ore da parte della direzione provinciale del partito di voler sostenere il progetto di Vibo Unica, che vede Stefano Luciano come candidato a sindaco, e di far parte della variegata coalizione che vede al suo interno soggetti di diversa estrazione politica. Nessuno di coloro che si era inizialmente opposto, come i membri del coordinamento Pino Ceravolo, Teresa Esposito, Totò Iannello e il presidente Enzo Romeo, ha preso parte al meeting. 

Durante l'incontro un ruolo da protagonista è stato svolto dal segretario provinciale Enzò Insardà, dall’ex parlamentare Bruno Censore e dal consigliere regionale Michele Mirabello. A relazionare è stato il primo, che ha rivendicato il ruolo di coordinatore cittadino, su nomina del commissario regionale Stefano Graziano. Insardà non si è risparmiato con le frecciatine: «Abbiamo avuto 11 consiglieri comunali che hanno abbandonato il Pd dall’inizio della passata consiliatura alla fine. Una parte di essi ha deciso di cambiare drasticamente visione politica, passando al centrodestra Oggi bisogna valutare la situazione: se da una parte c’è la candidatura di Luciano, che apre ad una coalizione ampia, dall’altra il candidato non c’è. Non avere consiglieri comunali sarebbe una sventura. Occorre avere un ruolo attivo». 

Mirabello ha seguito le orme del segretario di federazione, che «ha riunito gli organi di partito rispettando le regole con tanto di foglio firme all’ingresso. Sulla vicenda elezioni, non si può pensare di formare un enclave. Mi riferisco ai politici navigati - ha detto il consigliere regionale - Il partito ha delle regole, e vanno rispettate. Con fatica stiamo attraversando questo momento, ma abbiamo l’obbligo di confrontarci. A 20 giorni dalla consegna delle liste non ci può essere un atteggiamento ostruttivo o un tentativo di bloccare il partito. Si sono rotti gli argini». Due sono le ipotesi, per Mirabello: «Consentiamo operazioni destinate ad azzerare la leadership, anche se sto vedendo solo ipotesi che rischiano di mandarci a sbattere tutti, o ci giochiamo un ruolo da protagonisti». In parole povere, o rischiare di rimanere senza consiglieri, o cercare di essere organici ad una eventuale amministrazione. Insieme a Luciano: «Costruendo un recinto non si arriva da nessuna parte, e fa specie che l’ipotesi della chiusura arrivi dall’area moderata», ha concluso l’esponente dei democrat. Ancora più sintetico è stato l’ex parlamentare Censore, che ha chiuso il dibattito prima della votazione: «I dirigenti hanno dettato una linea, e mi sento di dire che non ci sono spazi per coloro che vogliono mandare il Pd a sbattere - ha dichiarato – Concordo col dirigente Mazzeo quando dice: “Accetterò il responso di questo organismo”, ma non con chi vuole costruire una leadership sulle macerie di un partito. Ha torto chi non c’è. Lunedì faremo un incontro, lavoreremo ad una lista forte per essere protagonisti in consiglio, non puntare ad una mera rappresentanza». 

Ma a porre un freno all'iniziativa è il commissario regionale Stefano Graziano che con una nota ha precisato che: «Il Partito democratico è radicalmente alternativo a I Sovranisti. A Vibo Valentia non ci sarà alcuna lista con il nostro simbolo in coalizione con chi ha valori totalmente incompatibili con i nostri valori fondativi. È una fase molto delicata per il rilancio del nostro partito - prosegue - e non possiamo permettere che sia minata da scelte politicamente insostenibili. Gli elettori ci chiedono sempre più di essere chiari e coerenti. Il nostro obiettivo deve essere la costruzione di un centrosinistra ampio e plurale, aperto all’apporto di espressioni civiche, non certo correre alle amministrative con pezzi di centrodestra contro cui in contemporanea faremo una dura campagna elettorale per le elezioni Europee».

Sul punto era intervenuto anche l'ex candidato a sindaco delle ultime elezioni ed oggi leader di Progressisti per Vibo, Antonio Lo Schiavo, per il quale: «Il Pd vibonese è totalmente in mano a chi, pur non avendo alcun rapporto con la città di vibo, riesce ad imporre in spregio alla volontà degli iscritti vibonesi e ad ogni regola di buon senso la propria linea (già scelta da tempo ). A questo punto, perché hanno scelto una parte della destra (sovranista, unico caso forse in Italia) e non l’altra parte della destra più moderata visto che entrambe hanno governato insieme e fino a ieri la città?»

A stretto giro di posta è, infine giunto il chiarimento di Insardà, Mirabello e Censore che hanno precisa che «Il Pd resta disponibile a costituire un'alleanza organica con Luciano e con Vibo Unica solo a condizione che sia escluso ogni riferimento diretto o indiretto a liste sovraniste o ad aree politiche incompatibili col centrosinistra. A questo punto lo snodo è elementare. Luciano ha la fiducia dei dirigenti del Partito Democratico ma compia una scelta chiara e definitiva di campo, rendendosi garante di una operazione trasparente di caratterizzazione della coalizione. Il Partito Democratico, come è evidente a tutti, e come chiarito sin dall'inizio del percorso, a queste condizioni politiche non può e non vuole rinunciare. Crediamo che ci sia ancora lo spazio per rafforzare nella chiarezza la proposta politica del centrosinistra allargato mettendo in campo forze ed energie in grado di governare la città».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?