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Adamo e l'esposto al Csm contro Gratteri: «Basta con le indagini a prescindere»

Calabria
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Nicola Adamo
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COSENZA - Nicola Adamo, 59 anni, consigliere regionale per diverse legislature, vicepresidente della giunta dal 2005 al 2009 con Agazio Loiero e deputato per un brevissimo lasso di tempo, nei giorni scorsi ha presentato un esposto al Csm contro il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, lamentando la violazione del principio d’innocenza. L’esposto arriva dopo l’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati nelle indagini “Lande desolate” e Passepartout” che vedono al centro una serie di opere pubbliche realizzate dalla Regione Calabria e finanziate con fondi comunitari.

La scelta di presentare un esposto al Csm appare clamorosa e da una diversa angolazione anche coraggiosa. Cosa l'ha spinta a farlo?

«Ritengo non sia stata una scelta coraggiosa, ma una decisione doverosa. Ovviamente, questa iniziativa non ha nulla a che vedere con il merito dei procedimenti penali».

Non l’ha fatto quindi per fare, come si suol dire, “ammuina”?

«E’ malevole, interessata e provocatoria la interpretazione di chi, in questi giorni, va affermando che io avrei tentato strumentalmente di inserire un diversivo rispetto alle vicende giudiziarie che mi vedono coinvolto. Ho dovuto, persino, dare incarico ai miei legali per verificare se sussistono gli elementi di una querela per diffamazione nei confronti del presidente del Codacons, che mi ha accusato di aver ‘’invocato il trasferimento del procuratore per incompatibilità ambientale’’. Nulla di più falso. Una bugia per creare disorientamento e confusione ma anche per artatamente posizionare l’agnello al posto del lupo. Ribadisco: mi difenderò nel processo e non dal processo. Non mi sottrarrò all’accertamento dei fatti. Lo farò nel pieno rispetto delle regole e con la fiducia che ciascun cittadino deve nutrire nel lavoro dell’Autorità Giudiziaria. Ho presentato l’esposto al fine di tutelare la mia dignità ed i miei diritti di cittadino indagato».

In che modo ritiene si sia violato il principio di presunzione d'innocenza? Cosa c'è di diverso in questa inchiesta dalle altre?

«La violazione del principio della presunzione d’innocenza può avvenire non solo attraverso distorsioni nello svolgimento del procedimento penale ma può anche registrarsi nelle attività extragiudiziali che conduce il magistrato requirente. E ciò avviene anche quando si promuove una informazione poco trasparente e distorcente, come nel caso in cui si omette di comunicare i pronunciamenti di giudici terzi che nei loro atti hanno già sottolineato la insussistenza indiziaria in riferimento alla richiesta di misure cautelari ma anche in relazione alle ipotesi di accusa. La diversità è segnata soprattutto dai tempi: il Presidente Mario Oliverio ed il sottoscritto siamo stati sottoposti costantemente ad indagini sin dal 26 novembre 2014, appena due giorni dopo che Oliverio vince le elezioni. Non si era ancora insediato alla presidenza della Regione. Per oltre quattro anni e mezzo siamo stati permanentemente ascoltati e monitorati. Di fatto, l’indagine parte dalla Procura di Reggio Calabria, dove il dottor Gratteri a quella data esercitava il ruolo di procuratore aggiunto».

In quanti processi e indagini si trova coinvolto? Si ritiene un perseguitato?

«Oltre che in quella riguardante i contributi del Consiglio regionale ai gruppi, sono indagato in ‘’Lande Desolate’’ e ‘’Passepartout’’. Beh, non nascondo il fatto che leggendo gli atti di indagini mi affiora il dubbio della esistenza di una ostinazione o di un accanimento investigativo, anche al fine di imporre misure cautelari restrittive. Nonostante ciò, non mi sento un perseguitato ma uno dei tanti cittadini che sono oggetto di una metodologia investigativa, quanto meno anomala, che non è finalizzata all’accertamento del fatto reato ma rivolta esclusivamente alla formulazione dell’accusa alla persona a prescindere».

Domani potrebbe essere interrogato da Gratteri, come si regolerà? Si avvarrà della facoltà di non rispondere?

«I procedimenti sono giunti all’avviso di conclusione d’indagine e sono ormai trascorsi i venti giorni perché gli indagati potessero presentare memorie difensive o essere interrogati. Ora si passa alla fase della udienza preliminare e ritengo, pertanto, non sia più possibile essere interrogato. Per incrociare il Dott. Gratteri in un interrogatorio dovrà esserci un nuovo e diverso procedimento penale. Mi consenta la battuta scherzosa: non vorrei che la sua domanda sia espressione di un retro pensiero, magari frutto di un gossip manettaro giudiziario di cui, in questi giorni, abbonda la Calabria. Nè vorrei che anche lei sia inconsciamente condizionato dalle dichiarazioni dello stesso Dott. Gratteri che annuncia a più riprese ‘’clamorose sorprese’’, ‘’colpi di scimitarra’’ e ‘’cartucciera piena’’».

In Calabria c'è sempre stato un rapporto agitato o conflittuale fra politica e giustizia. Anche adesso in vista delle imminenti regionali pare che l'agenda sia dettata dalla magistratura come se ne esce?

«Questo tema non investe solo la Calabria. Sotto questo aspetto emerge da tempo una forma di emergenza democratica che riguarda l’intero Paese. Pesano una mancata organica riforma del sistema giudiziario e, soprattutto, la estrema debolezza della funzione della politica. E’ andato via via annullandosi il principio della divisione dei poteri fino al punto che, in alcuni casi, sono fin tropo evidenti improprie commistioni tra settori della politica e della magistratura, che a volte agiscono anche con la sponda di qualche operatore della informazione. Qui da noi, questa generale patologia è aggravata dall’uso convenzionale di un pregiudizio criminogeno sull’immagine della Calabria, sedimentato dentro e fuori la nostra regione. Non sarà più la magistratura a dettare l’agenda se la politica rispetta i codici e le leggi vigenti che regolamentano i casi di sospensione, decadenza o dimissione dalle cariche elettive e di partito. Andare oltre le disposizioni previste dalle norme vigenti si rischia passare dalla mancanza di autonomia alla soppressione della funzione della politica. E se la politica soccombe alla magistratura non si fa un servizio alla democrazia. Questo rischio c’è quando deputati e senatori si mettono in fila dietro la porta di un pubblico ministero. Ancora peggio nel caso come quello che ha visto protagonista il gen. Cotticeli che, appena nominato e messo piede all’aeroporto di Lamezia Terme, la prima cosa che ha pensato di fare è stata quella di rendere visita al dott. Gratteri e non invece al Prefetto della città capoluogo. E’ aberrante poi possa succedere quello che fanno i parlamentari 5 stelle, che invece di proporre interpellanze e disegni di legge producono loro stessi attività investigative e inoltrano denunce a loro firma presso le Procure. Si sottrae così la politica alle sedi democratiche proprie e si consegna alla magistratura».

Recentemente ha dichiarato che si ritiene invincibile non avendo mai preso un euro fuori posto. Cosa intendeva dire?

«Sentirsi invincibile sarebbe troppo presuntuoso. Intendo dire, invece, che non ho temuto e non temo indagini e processi. Continuo a pensare che se non intaschi denaro fuori posto e non ti avvantaggi di utilità illecite, qualsiasi grave reato che ti si contesta verso la Pubblica Amministrazione, se non c’è dolo, è destinato ad essere chiarito attraverso archiviazioni, proscioglimenti o sentenze assolutorie».

Lei oggi non ha alcun ruolo istituzionale eppure nell'inchiesta le si contesta un ruolo di cabina o regia politica. Lei questo ruolo lo rivendica?

«Io rivendico solo il diritto ad esercitare il mio impegno politico prima ancora come militante che come dirigente di un partito. Non mi risulta che ci sia alcun articolo del codice penale che definisce reato questo impegno anche quando si esercita nelle fasi nelle quali il tuo partito di appartenenza è impegnato con suoi rappresentanti al governo della regione. Quello del ruolo di cabina o di regia politica è una suggestione veicolata con insistenza, sin dall’avvio di questa legislatura regionale, da una fonte giornalistica debbo dire, ahimé, molto cara al dott. Gratteri».

La Calabria si trova al centro di vicende inerenti ai contrasti fra magistrati. Cosa ne pensa del verminaio che è venuto fuori sull'Anm? Qual è stato il ruolo del suo partito, il Pd, in questa vicenda?

«Il PD non ha avuto alcun ruolo in questa vicenda. Se dovesse essere accertato qualche eventuale illecito, che allo stato non emerge, ciò attiene alla responsabilità del singolo parlamentare. Per quanto riguarda la Calabria, confido che le nomine dei vertici degli uffici delle Procure dei Distretti Giudiziari della nostra regione non siano state decise attraverso condizionamenti provenienti da qualche presunto verminaio come quello che appare oggi nella rappresentazione della vicenda che ha investito il CSM e l’ANM».

Perché parla di gogna mediatica in riferimento alla sua vicenda?

«Ho parlato di gogne mediatiche conseguenti a suggestioni colpevoliste generate non da un distorto modo di esercitare il libero diritto di stampa e di informazione, ma come effetto di una attività extra giudiziale che consapevolmente va alla ricerca di una sorta di “consenso politico” a sostegno della azione giudiziaria. La giustizia va amministrata in nome del popolo, ma gli unici interlocutori di un magistrato requirente sono i giudici e non l’opinione pubblica. Quando non è così, la giustizia “popolare” si trasforma in giustizia “populista”. Eloquente è il monito lanciato recentemente dal Presidente Mattarella, “anche per questo in Italia la magistratura non è composta da giudici e pubblici ministeri elettivi, e neppure da giudici o PM con l’obiettivo di essere eletti”. Debordare da questi fondamentali principi potrebbe configurare il carattere di un’azione giudiziaria illegale e, persino, eversiva».

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