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Corap, il consorzio nato già tra debiti e inefficienze

Fallimento della Regione su depurazione e servizi

Calabria
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La protesta davanti al Corap
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COSENZA - Avviereste un’impresa che già in partenza presenta un disavanzo fra costi e ricavi di circa 3,5 milioni? Probabilmente no, soprattutto se questa impresa eredita anche una ingente massa debitoria. Ma ciò che un privato nemmeno sognerebbe di fare, in Calabria nel pubblico, diventa possibile.

E’ questa infatti la storia del Corap, il consorzio che avrebbe dovuto gestire e coordinare le aree industriali calabresi in luogo delle vecchie 5 Asi provinciali travolte dai debiti e da qualche scandalo giudiziario.

Il Corap nasce per espressa volontà di Mario Oliverio con decreto del presidente del 29 giugno 2016. Dopo solo tre anni la situazione è che i dipendenti (ben 107!) non ricevono stipendio da quattro mesi e la struttura ha maturato crediti per circa 90 milioni, mentre i ricavi si aggirano sui 50. Insomma ci sono solo due strade per la Regione che è socio unico del Corap: o la nomina dell’ennesimo commissario liquidatore o la ricapitalizzazione. Ma per capire come è potuto andare tutto a carte 48 in soli tre anni bisogna fare un passo indietro.

Come dicevamo il Corap nasce sulle ceneri delle vecchie 5 Asi e di queste assorbe anche i debiti che secondo una prima ricognizione ammontano ad oltre 26 milioni di euro. Il vero problema, però, è che il differenziale fra costi e ricavi sin da subito si presenta sbilanciato in negativo con una perdita, dicevamo, di 3,5 milioni l’anno. Una circostanza che avrebbe indotto qualsiasi amministratore a ideare un piano industriale capace di far lievitare i ricavi, magari chiedendo alla Regione di assumere altre funzioni in grado di garantire un po’ di cassa. Invece il piano industriale non viene presentato e il Corap continua a perdere 3,5 milioni l’anno, come sottolineano in diverse relazioni i revisori dei conti. Questi fra l’altro hanno anche prodotto una proiezione sul 2019 che non lascia affatto tranquilli. Il problema è che anche i ricavi non sono certi perchè il livello del contenzioso è molto alto.

Le imprese non vogliono pagare il Corap perchè non ottengono servizi che il consorzio per ragioni economiche non è in grado di servire come l’illuminazione, la manutenzione delle aree verdi, la tenuta della rete fognaria e tanto altro. Del resto basta visitare una qualsiasi area industriale della nostra regione per capire la situazione al volo. Quindi molti dei crediti che vanta il consorzio rischiano di essere inesigibili e i conti rischiano di non tornare più.

Insomma la situazione è davvero intricata e non si prevedono spiragli a breve il chè è un problema certamente per i dipendenti, ma un po’ per tutto il tessuto economico calabrese. Non solo perchè fra i creditori del Corap ci sono molte aziende, ma anche perchè il Consorzio non è nelle condizioni di fare da volano per l’industria calabrese, al punto che nei giorni scorsi un’impresa crotonese ha annunciato provocatoriamente di voler delocalizzare la sua attività.

C’è anche però un grave problema legato all’ambiente perchè il Corap gestisce anche la depurazione di un pezzo della Calabria soprattutto su Catanzaro, Vibo e Crotone. Impianti che avrebbero bisogno di una manutenzione costante altrimenti il rischio è quello di sversare nei nostri mari materiale non depurato. Ma chi deve occuparsene? Non si sa perchè l’ex commissario Filippo Valotta nelle scorse settimane ha gettato la spugna e la giunta al suo posto non ha ancora nominato nessuno.

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