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Comune di Cosenza, per la Corte dei Conti è dissesto

Ma è sospeso in attesa del ricorso alle Sezioni Riunite 

Calabria
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Il comune di Cosenza
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COSENZA - Secondo la Corte di Conti calabrese il Comune di Cosenza deve dichiarare dissesto. Non sono bastate le controdeduzioni presentate dal sindaco Mario Occhiuto nella camera di consiglio di ieri. I giudici contabili hanno confermato gli esiti della verifica sullo stato d'attuazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale adottato nel 2013 per risanare i conti dell’ente, già prossimo al dissesto nel 2010 come aveva scritto la Corte nelle valutazioni al piano consuntivo.

Una decisione presa già ieri sera, all’esito della Camera di Consiglio, e comunicata stamattina a Palazzo dei Bruzi.

La Corte rileva il «grave e reiterato mancato rispetto» degli obiettivi intermedi del piano e non ritiene possibile che il Comune riesca a recuperare. La decisione della Corte non sarà però efficace da subito: la procedura – ovvero la trasmissione degli atti al prefetto che assegnerà poi al Consiglio comunale il termine di venti giorni per dichiarare dissesto – viene sospesa per trenta giorni, tempo necessario per proporre ricorso alle Sezioni riunite. 

Nel fascicolo si afferma, inoltre, che le discrasie tra quanto contenuto nel Piano di riequilibrio finanziario e quanto invece realmente è stato attuato dall’amministrazione di Palazzo dei Bruzi sono tali da dover attivare le procedure di dissesto finanziario. Si registrano «una limitata capacità di riscossione dell’ente, con conseguente rischio della perdita di entrate per prescrizione» e «la sussistenza di ingenti debiti pregressi, smaltiti solo in parte con le anticipazioni di liquidità in più tranche ricevute da Cassa depositi e prestiti, il cui saldo, evidentemente, comporta ulteriori aggravi per il Comune per interessi legali, spese legali che l’ente dovrà corrispondere al debitore, oltre alla sorte capitale». 

In caso di ricorso, la sospensione sarà prorogata fino all’esito dell’impugnazione. Per Palazzo dei Bruzi è un film (in parte) già visto: quando la Corte dei Conti bocciò il piano di riequilibrio nel 2014 accertò per Cosenza il dissesto. Ipotesi evitata poi dalla vittoria davanti alle Sezioni riunite.

Il commento del sindaco Mario Occhiuto

«Non ci aspettavamo nulla di diverso poiché la stessa Corte dei Conti regionale nel 2013 aveva già bocciato il nostro piano di riequilibrio poi approvato in seguito presso le Sezioni riunite. Siamo tuttavia fiduciosi sul fatto che, come avvenuto nel 2014, proprio le Sezioni riunite possano accogliere le nostre motivazioni».

Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto in relazione all’attivazione delle procedure di dissesto per il Comune si dice fiducioso e rilancia in risposta agli attacchi subiti: «In risposta poi ad alcuni avversari tra i quali compaiono addirittura coloro che hanno causato lo stato di dissesto nel 2011 non si capisce come mai in precedenza, cioè nel 2014, nella medesima situazione siano rimasti in silenzio, mentre oggi invece cercano di avvelenare i pozzi strumentalizzando questo evento. Probabilmente non hanno parlato prima in quanto soltanto adesso ho dichiarato la mia candidatura alla presidenza della Regione Calabria».

In un comunicato del portavoce del sindaco si evidenzia che la Corte, oggi, «ha comunque sospeso la decisione per un periodo di 30 giorni in attesa del ricorso del Comune presso le Sezioni riunite della Corte dei Conti. Deve essere però chiaro che si fa riferimento a un ripianamento dei debiti causati dalle amministrazioni precedenti all’Esecutivo Occhiuto. Di conseguenza: questo Comune è nelle condizioni di dissesto già, appunto, dal 2011, alla data dell’insediamento dell’Amministrazione Occhiuto. Così come deve essere chiaro che per i cittadini non vi è alcuna differenza tra predissesto e dissesto in quanto le aliquote dei tributi comunali rimangono invariate. Anche nella peggiore delle ipotesi, insomma, sulla cittadinanza non ricadrà alcuna conseguenza. L’unica differenza consiste nella gestione della massa debitoria, che viene affidata ad un soggetto liquidatore diverso dal Comune».

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