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Vibo, allarme dipendenti al Comune, a fine estate sarà emergenza

Oltre 130 dipendenti in meno, in molti in ferie pre-pensione

Calabria
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Il municipio di Vibo Valentia
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GIANLUCA PRESTIA

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Giornalista Pubblicista dal 2000 e Professionista dal 2008, collabora col Quotidiano dal 2002 diventando poi redattore di Cronaca nera e giudiziaria ma spaziando anche in altri settori. 

VIBO VALENTIA - «GUARDI, la situazione è davvero molto difficile e i margini di manovra sono esigui anche perché tutto ruota attorno all’approvazione del piano di riequilibrio che dovrà avvenire entro il prossimo 7 agosto. Per il momento dobbiamo razionalizzare il possibile. Credo che nel giro di qualche giorno, potremo avere il quadro definitivo della situazione». 

È crudo e diretto Domenico Primerano, e non potrebbe essere altrimenti. La situazione della forza lavoro del Comune è infatti emorragica, basti pensare che alla fine dell’estate il numero dei dipendenti sarà di 145 quando invece dovrebbe essere di 272, ben 127 in meno. Praticamente, un’enormità. 

Maria Limardo si è affidato a lui e alla sua lunga esperienza per cercare di mettere una pezza ma, obiettivamente, di miracoli non se ne possono fare. A maggior ragione se adesso, chi ha maturato gli estremi per andare in pensione ha lasciato l’attività ricorrendo a quelle ferie che altrimenti dovrebbero essere pagate da un ente il quale, essendo in dissesto, non può permettersi ulteriore spese. E sono circa una trentina, il che fa scendere il livello, attualmente, a 174. Come se non bastasse, dei 145, 29 sono di categoria “A”, quindi inquadrati come “operai” e pertanto impossibilitati a ricoprire incarichi decisionali.

 In questi giorni, proprio Primerano sta effettuando una serie di ricognizioni nei vari assessorati per tastare “de visu” la situazione e le risposte che ha ricevuto non sono, come detto, positive. Ieri mattina, ad esempio, insieme ai dirigenti Filippo Nesci e Adriana teti (gli unici in forza all’Ente) ha avuto una riunione informale con Pasquale Scalamogna, titolare della delega all’Urbanistica, dove molto probabilmente vi sono le criticità maggiori. Qui infatti, sulle 16 figure professionali presenti nei mesi scorsi, ne sono rimaste ad oggi solo nove, frutto di pensionamenti degli altri, ma la cosa peggiore è che, degli otto che hanno lasciato, ben cinque sono funzionari. È stato possibile attingere, tramite graduatoria, a due unità (arrivando, come detto, a nove) ma il limite accettabile è ancora lontano 

«In questo modo, come si può mandare avanti una struttura?”, hanno affermato alcuni dipendenti “superstiti” il cui carico di lavoro ricadrà, inevitabilmente sulle loro spalle. Le conseguenze? Sono di due tipologie e riguardano, di fatto, tutti gli uffici di “Palazzo Luigi Razza”: da un lato c’è chi si sobbarca il tutto «per spirito di servizio e senso di responsabilità» a cui fa da inevitabile contraltare chi «invece, per ripicca, si mette in malattia perché ritiene di non poter assolvere ad ulteriori carichi di lavoro», hanno aggiunto altri dipendenti, alcuni dei quali hanno maturato anche 4 mesi di ferie arretrate senza sapere con certezza quando potranno goderle. 

Insomma è la classica metafora del “cane che si morde la coda” e che va in circolo, un circolo vizioso che non si risolverà se prima non si approverà il Piano di riequilibrio - punto focale di ogni attività amministrativa del Comune - che, com’è ormai noto, in caso contrario aprirà la strada per la dichiarazione di un secondo stato di dissesto.

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