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Cosenza, la maggioranza approva (15 sì) la manovra ma chiede d'ora in poi di poter monitorare i conti

Calabria
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Il consiglio comunale di Cosenza
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La manovra di bilancio passa e l'amministrazione Occhiuto resta in sella. Le pratiche in discussione - salvaguardia degli equilibri e assestamento, con i correttivi post bocciatura Corte dei Conti - sono state approvate con 15 voti a favore e 5 no (Ambrogio, Morrone, Lo Gullo, Bruno, Sconosciuto). Ovvero, meno sì della maggioranza (i consiglieri eletti erano 21) e due dei suoi - Bruno e Sconosciuto - hanno votato contro il bilancio. Un comportamento che, nella prassi politica, significa schierarsi all'opposizione.

Tuttavia, quella di oggi era una seduta singolare.

Più che i voti a favore quello che ha tenuto la maggioranza con il fiato sospeso in questi giorni erano state le presenze, con tanti consiglieri terrorizzati all'idea di ritrovarsi un giorno a pagare l'eventuale default del Comune e la minoranza (o quel che resta) a tentare di dare la spallata finale. Diciassette quelle necessarie per garantire il numero legale, non mandare deserta la seduta ed evitare lo scioglimento. In aula si ritrovano in diciannove consiglieri più il sindaco Mario Occhiuto.

Presente - a sorpresa, visto che aveva giustificato l'assenza - Davide Bruno. Agli assenti annunciati Annalisa Apicella, Sergio Del Giudice e Francesco Spadafora (avevano tutti prodotto giustificazione), si è aggiunto stamattina Antonio Ruffolo.

Assente tutta la minoranza, fatta eccezione per Marco Ambrogio e Luca Morrone (ormai da tempo non annoverati più tra i consiglieri d'opposizione) e - altra sorpresa, giacché trattasi di gentiliano di ferro - Massimo Lo Gullo.

Per la maggioranza che governa Palazzo dei Bruzi è il voto più pesante fin qui espresso: la pratica arriva in aula con il parere sfavorevole dei revisori dei Conti e dopo la bocciatura della Corte arrivata a metà luglio. Ed è per questo che alla fine tutti (o quasi) sottoscrivono un documento proposto a inizio discussione da Carmelo Salerno, con Andrea Falbo e Vincenzo Granata. Un testo che contiene una serie di prescrizioni e richieste, per giunta e uffici, che consentano al Consiglio di monitorare lo stato dei conti costantemente. Tra le richieste, anche la nomina di una commissione speciale per la valutazione dei debiti fuori bilancio.

«Non è stato bello constatare, dopo la pronuncia della Corte, che la mole dei debiti era superiore a quella fino a quel momento annunciata» ha detto Salerno. Il documento sarà allegato alla pratica di bilancio, come emendamento, insieme alle controdeduzioni votate ieri dalla giunta in risposta ai rilievi dei revisori.

Vota a favore «per senso di responsabilità» anche il gruppo di Fratelli d'Italia, pur non nascondendo i propri malumori. «Limitare alcune spese avrebbe potuto giovare e ascoltare di più i consiglieri avrebbe scongiurato questa situazione. Dobbiamo decidere, e ne riparleremo a settembre, se vogliamo tornare a essere una maggioranza politica o un monocolore» dice il capogruppo D'Ippolito. Fratelli d'Italia è il partito che fino a qualche mese esprimeva l'assessore al Bilancio - Luciano Vigna, oggi consulente - e la sua assenza in giunta, dicono, si fa sentire.

«Qualcosa nell'indirizzo politico è cambiato» dice D'Ippolito.

Vota contro (tranne Cito, che vota sì, e Cipparrone, assente), ma con la sua presenza in aula assicura il numero legale, il gruppo della Piattaforma. «Troppo tagli alla spesa su nidi e servizi d'assistenza nei prossimi due anni» segnala Marco Ambrogio, ormai ex minoranza e candidato a sindaco in pectore.

"Ringrazio i consiglieri per il coraggio che hanno dimostrato venendo in aula, mentre altri tramano sperando con le assenze di far cadere l'amministrazione" dice Occhiuto, pur non digerendo troppo le dichiarazioni di D'Ippolito ("Vigna continua a lavorare con noi, lui lo sa. Dire il contrario è un'ipocrisia. E la giunta è sempre stata aperta ai suggerimenti del Consiglio"). Occhiuto si dice fiducioso per il futuro: il ricorso alle Sezioni riunite, per scongiurare il dissesto, sta per partire. "Ma se pure dovessimo andare in dissesto per la città non cambierà nulla. Decadono solo gli incarichi esterni" ribadisce.

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