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Renzi e renziani pronti alla scissione dal Partito Democratico

I risvolti calabresi alla vigilia delle elezioni regionali

Calabria
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Didascalia Foto: 
Matteo Renzi ed Ernesto Magorno
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CATANZARO – È questione di giorni, forse di ore, addirittura di minuti. La scissione renziana è bella che pronta. Mancano solo i dettagli per l’ora X. La secessione potrebbe essere rinviata solo nel caso in cui Zingaretti promettesse, cioè garantisse, a Renzi di ricandidare i suoi seguaci. In realtà il senatore di Rignano aveva già pronto il pacco, tant’è vero che sul web da tempo si poteva creare un comitato “Azione civile”. Questo il nome (per adesso provvisorio) del nuovo partito, anche se c’è la scure di Antonio Ingroia (lo ricordate?) che potrebbe rivendicare il copyright. Se il marchio potrà essere utilizzato da Renzi dipenderà, quindi, se sia stato registrato o meno dall’ex magistrato al momento della rinominazione del suo partito.

Insomma, da “Ingroia a Renzi” sembra il titolo di un film. I dirigenti renziani calabresi, pronti a lasciare il Pd e a seguire il giglio magico, interpellati dal Quotidiano, o si sono rifugiati in un “no comment” oppure hanno detto che aspettano il via libera dal capo che, come detto, potrebbe arrivare da un momento all’altro. È quasi certo che il taglio del nastro arriverà nella “Leopolda 10” che si terrà a Firenze dal 18 al 20 ottobre, anche perché quest’accelerazione pare sia solo l’antipasto, le prove generali di un futuro già disegnato. Lo split potrebbe essere un divorzio consensuale oppure un atto drammatico, ovvero rancoroso com’è nella tradizione della sinistra, anche annacquata.

La galassia renziana o post renziana che dir si voglia è formata quattro macro-tronconi di cui uno non seguirebbe l’ex premier. È quello che fa capo a Graziano Delrio e Maurizio Martina. Sono invece saldamente con Renzi i gruppi Boschi-Giachetti, Rosato-Scalfarotto e Lotti-Guerini, tra di loro non troppo affiatati. All’area Lotti apparterrebbe il senatore Ernesto Magorno, oggi anche sindaco di Diamante. Mentre l’ex parlamentare Stefania Covello fa capo direttamente a Renzi.

In realtà nei comitati civici formati da Ivan Scalfarotto ed Ettore Rosato c’è il seme del divorzio. Ne sono stati formati alcuni anche in Calabria, come per esempio quello di Cosenza, di Pellaro di Reggio Calabria, di Monterosso Calabro nel Vibonese. Nel frattempo lo stesso Renzi riunirà dal 21 al 24 agosto nell’appennino lucchese 200 ragazzi e ragazze per formarli alla politica: un modo per selezionare la futura classe dirigente del “suo” partito. Naturalmente questo nuovo quadro impatta un Pd calabrese devastato al suo interno, una vera e propria balcanizzazione. A sostegno della posizione di Oliverio, che chiede al suo partito di potersi ricandidare attraverso primarie istituzionali, interviene il consigliere regionale Michele Mirabello.

L’avvocato di Ricadi fra l’altro sostiene: «Un dibattito animato semplicisticamente da uno scontro devastante fra chi ripropone Oliverio e chi lo vorrebbe superare, senza mettere in campo al momento alternative, rischia di lacerare profondamente il partito rendendo vane proprio quelle ipotesi di ricerca dell’unità di cui si fa tanto parlare. In questo quadro, peraltro, preoccupa lo stato di totale impotenza del partito calabrese, impossibilitato ad autodeterminarsi come lo stesso segretario nazionale Zingaretti aveva inizialmente auspicato. Inutile girarci intorno, messa così rimane un unico metodo in grado di garantire unità e condivisione, le primarie. Ci sono in effetti i tempi e le condizioni per promuovere una fase di leale e costruttivo confronto, che vada al merito delle questioni e affidi la guida della coalizione del centrosinistra all’uomo e al progetto politico maggiormente in grado di riscuotere maggiore consenso su idee e programmi per la Calabria».

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