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Elezioni regionali, scontro aperto tra Oliverio e il Pd

Affondo dei comitati. Ma dal partito arrivano i no

Calabria
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Mario Oliverio nel circolo del Pd
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COSENZA - Domenica di agosto molto complessa per il governatore Mario Oliverio. Prima i comitati "Oliverio Presidente" che sono sorti, nei giorni scorsi, in Calabria, animati e partecipati da espressioni e rappresentanze sociali diverse e autonome dalle rappresentanze del PD, hanno espresso smarrimento e indignazione di fronte alle affermazioni di Nicola Oddati che sembrano chiudere le porte ad un Oliverio bis. Poi sono stati il senatore Ernesto Magorno e il segretario provinciale del partito, Gianluca Cuda, a chiudere le porte in faccia all'attuale presidente della Regione.

Tutto è iniziato con le dichiarazioni dei comitati pro Oliverio: «È evidente che le dichiarazioni del componente della segreteria nazionale del Pd - scrivono in una nota - sono il frutto di un pregiudizio che al Nazareno si è consolidato prima di tutto contro la Calabria e i calabresi. Oddati non spiega il perché Oliverio non dovrà essere candidato, non avanza come PD una proposta alternativa e racchiude tutto in un diktat rivolto probabilmente alle correnti calabresi del suo partito e non tiene affatto conto che lo schieramento di cui il PD dovrebbe essere parte non può prescindere dalle forze civiche, dai movimenti e delle associazioni che già da tempo si sono impegnati e hanno manifestato il pieno sostegno alla ricandidatura del Presidente uscente on. Mario Oliverio».

Per i comitati la strada è quella di andare oltre un PD, oltretutto commissariato, per poter competere con probabilità di successo alle prossime regionali. «Né è immaginabile - scrivono - che un candidato presidente imposto da Roma possa avere la forza e la capacità di aggregare liste, candidati e forze sociali, politiche e culturali che in questi anni si sono battute per fare affermare un progetto di vera e propria rifondazione della Regione. Non è azzardato, infatti, il sospetto che da Roma il PD nazionale possa utilizzare la Calabria come merce di scambio per fini ed interessi politici estranei agli interessi dei calabresi e, soprattutto, che non hanno nulla a che fare con l'intento di chi non vorrebbe riportare la Calabria ai periodi più bui della storia del regionalismo».

Non si specifica bene quale sia il termine del “baratto” ma una cosa i comitati la dicono chiaramente: «Possono essere inquietanti le parole di Nicola Oddati anche perché il suo "non detto" potrebbe essere inteso come un cedimento alla via giudiziaria che è rimasta finora l'unica arma di critica degli oppositori calabresi del Presidente Oliverio». Se questo è lo scenario, i Comitati "Oliverio Presidente" non ci stanno e propongono che si svolga nei prossimi giorni una assemblea plenaria regionale di tutte le forze che intendono scegliere di stare in alleanza con il PD e il centrosinistra per valutare percorsi e forme di organizzazione affinché si possa pervenire alla designazione di un candidato presidente alla regione ampiamente condivisa e unitaria.

«A questo fine - concludono i rappresentanti dei comitati - è da considerarsi folle sia il pregiudiziale diniego alla candidatura del presidente uscente, che allo stato è l'unica in campo, sia il rifiuto di svolgere le elezioni primarie. È, poi, davvero stravagante il fatto che dappertutto il PD consideri le primarie una via per risolvere i contrasti che emergono per la scelta dei candidati e, invece, le consideri solo per la Calabria foriere di risse e divisioni. Insomma, è questa un'altra inconfutabile prova del pregiudizio verso i calabresi». 

Il partito dice no

Il braccio di ferro sembra davvero essere arrivato allo zenit ed è difficile capire come finirà, come dimostra l'intervento del senatore dei democratici Ernesto Magorno: «È assolutamente necessario che il centrosinistra presenti una proposta seria e credibile ai calabresi, in vista delle prossime elezioni regionali».

«Sia chiaro - evidenzia Magorno - il problema non è relativo alle vicende giudiziarie di questi mesi, ci auguriamo infatti che chi è coinvolto possa risolvere il tutto in modo positivo dimostrando estraneità ai fatti contestati, ma è una questione squisitamente politica che parte dalla consapevolezza che l’azione di governo della Giunta Regionale degli ultimi cinque anni non può che essere giudicata in maniera negativa».

Secondo il senatore calabrese, «c'è bisogno di andare oltre le vecchie logiche, di aprirsi al rinnovamento, di pensare e realizzare un progetto nuovo in termini di idee e di volti. Le prossime elezioni saranno decisive per il futuro della nostra regione, è arrivato il momento di iniziare a ragionare per individuare il nome giusto da candidare a Governatore, un profilo slegato dal sistema dei partiti, capace di incarnare il rinnovamento. Non si può più perdere tempo: è fondamentale formare un’ampia coalizione civica che abbia tre linee guida: competenza, trasparenza e legalità. Una coalizione - ha concluso Magorno - in cui a essere centrali dovranno essere gli esponenti della società civile e i Sindaci che, con il loro fondamentale lavoro quotidiano, sono gli unici a conoscere le reali esigenze dei territori e dei cittadini». 

Anche il segretario provinciale del Pd di Catanzaro, Gianluca Cuda, ha bocciato la ricandidatura di Oliverio: «Il nostro è un giudizio esclusivamente politico sull’operato della Giunta Regionale, un’azione non sufficiente a dare risposte ai reali problemi dei calabresi. È il momento di presentare una proposta di centrosinistra nuova, slegata dalle logiche del passato. Serve una coalizione allargata e capeggiata da un volto nuovo».

I giovani con Oliverio

A difendere Oliverio è sceso in campo, Mario Valente, segretario Giovani Democratici Calabria: «Vorrei far notare la poca credibilità che hanno queste affermazioni. In questi ultimi quattro anni, in ogni assemblea o iniziativa - ha detto Valente - tutti hanno ascoltato le dichiarazioni sia del Senatore Magorno che del Segretario Cuda che affermavano, in ogni loro discorso, il buon lavoro di questa esperienza guidata da Mario Oliverio. Quindi un cambio di parere, in un arco di tempo limitato, senza una vera motivazione oggettiva. Per questo motivo le loro affermazioni non possono essere credibili». 

«E’ paradossale che il rinnovamento - ha aggiunto - possa passare solo ed esclusivamente dalla presenza o meno del Presidente Mario Oliverio. Vorrei far ricordare che questa esperienza governativa è composta dal presidente Oliverio ma anche dai consiglieri regionali e dai vari presidenti delle commissioni consiliari».

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