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Elezioni regionali, il Pd "ufficiale" con gli anti Oliverio

Riunione oggi a Lamezia: si punta su un imprenditore

Calabria
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Un'assemblea regionale del Pd Calabria
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CATANZARO – Oggi, sul far della sera, si riuniscono al T Hotel gli anti-Oliverio, una semplificazione per indicare quelle forze politiche o quei personaggi restii a ricandidare il presidente pro tempore della Regione Calabria. Questa posizione parrebbe essere una risposta alla riunione dei pro-Oliverio che si sono radunati venerdì scorso nella stessa location.

Rispetto a questi ultimi i convenuti odierni godrebbero l’attenzione del Pd “ufficiale”, di cui non si sa nulla al di là degli umori dei singoli personaggi. Di cosa si tratta? Dalle poche indiscrezioni che si sono venute a sapere, giacché l’evento non è stato pubblicizzato, confluirebbero in un unico filone i cosiddetti “Ricostituenti” di provenienza dem che nelle settimane passate avrebbero cercato di attivare, senza riuscirvi, un canale di comunicazione con la Cittadella, e i “Liberi e democratici”, ribattezzati “Democratici liberi”, un rassemblement di estrazione varia che tenta di dare uno scossone alla situazione politica calabrese ormai pietrificata. È un’idea non nuova, forse troppo datata per rappresentare una sorpresa.

La novità consisterebbe nell’apertura di credito nei confronti dei dem locali che manderebbero alcuni osservatori nella riunione di oggi per capire consistenza e motivazioni. I promotori di oggi, quale che sia la provenienza, sperano che questo reciproco ascolto possa lievitare, traducendosi in un’offerta progettuale su cui formare una piattaforma politica di partenza. Una delegazione dei “Ricostituenti” si è recata dall’ex governatore Agazio Loiero il quale potrebbe partecipare alla riunione di oggi.

Si fanno i nomi, tra gli aderenti, di Franco Laratta, Rosario Olivo, Carlo Guccione, Bruno Censore, Italo Reale, Cesare Marini, Mario Franchino, Enzo Reda, persino Ernesto Magorno. Il punto debole di questi proponenti è di non aver saputo, potuto e voluto indicare una personalità in grado di prendersi sulle spalle la croce della candidatura alla presidenza della regione. Un limite che accomuna tutti gli schieramenti, anche quelli di destra che sembrano baldanzosi e al netto delle auto-candidature.

Questa volta gli anti-Oliverio l’avrebbero individuato in un imprenditore di successo, giovane rispetto alla media della, come si suole dire, “politique politicienne”. Quella che invece appare velleitaria, perché non sarebbe corrisposta, è l’apertura dei renziani ai grillini. I quali viaggiano in una loro lunghezza d’onda propria, che respinge ogni contaminazione. Altra cosa è, meglio dire, sarebbe, l’attenzione verso il civismo, anche tecnico e laico, che sembra affiorare in qualche iniziativa.

Come quella messa in atto dal professor Carlo Tansi, con la sua “rivoluzione arancione” ancora in nuce. Insomma, tutto è fluido, nonostante il tempo per le strategie non sia molto. Tutto è precario, nonostante i veti incrociati e gli interessi divergenti e confliggenti. In questa nuova frontiera potrebbe collocarsi il deputato Antonio Viscomi che nei giorni scorsi ha ricordato di ricordare quei soggetti che sono stati tenuti ai margini.Tutto dipende dal quadro nazionale che pendola tra i reciproci veti.

Ziangaretti dice «L’Italia non capirebbe un rimpastone. Il tema dei contenuti è importante. La direzione del Pd mi ha dato mandato per un governo di svolta. Serve una netta discontinuità e un cambio di persone». Nello stesso istante i pentastellati hanno steso la black list con in cima i nomi di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. A seguire Matteo Orfini, Laura Boldrini e, udite udite, Massimo D’Alema.

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