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Il tesoriere regionale del partito Enzo Insardà

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REGGIO CALABRIA – Prime reazioni all’articolo del Quotidiano sulla situazione contabile e sui debiti nei confronti del Pd calabrese (al quale vanno destinati, nel periodo del mandato 400 euro al mese) di consiglieri ed ex consiglieri regionali. I dati da noi pubblicati erano aggiornati ad ottobre 2019. Fra i morosi con un debito nei confronti del partito da 5.200 euro citavamo Giuseppe Giudiceandrea che, invece, come chiarisce il tesoriere regionale del partito Enzo Insardà «ha provveduto prima delle scelte delle candidature alle elezioni regionali a saldare il proprio dovuto».

Lo stesso Giudiceandrea spiega: «A seguito della mia autosospensione dal partito dovuta alla precedente gestione politica regionale e provinciale (entrambe sottoposte a commissariamento) sospesi il pagamento al Pd calabrese ottemperando al pagamento in favore della mia area nazionale. Successivamente, alla prima richiesta del commissario regionale Graziano, ho provveduto a saldare ogni debito nei confronti del partito. Cosa che mi ha consentito di candidarmi nelle liste del Pd così come previsto da regolamento».

Ma per un Giudiceandrea che si è affrettato a mettersi in regola, appunto pena l’esclusione dalla campagna elettorale e dal partito, altri non hanno avuto alcuna fretta di pagare la “diaria” (400 euro) né mentre percepivano la sia pur sostanziosa indennità mensile (che tra quota di base ed aggiuntive si aggira attorno ai 10 mila euro) né a saldare il proprio debito a ridosso della competizione elettorale preferendo la via facile, traballante e verificabile, solo da qui a qualche anno, del piano di rientro. La conferma arriva dal tesoriere Insardà che, da noi contattato, ci dice che «alcuni ex o attuali consiglieri regionali hanno provveduto prima delle scelte delle candidature a saldare il dovuto» poi spiega meglio che alcuni hanno già saldato, altri salderanno, probabilmente, con un piano di rientro.

Alla richiesta di conoscere i nomi dei morosi, Insardà replica come se il Pd non fosse tenuto alla trasparenza : «Non sono autorizzato per motivi di privacy a fornire i nomi dei morosi». Ma la nostra non è pelosa curiosità: non sappiamo se un piano di rientro può essere considerato un vero proprio pagamento perché lo statuto Pd parla chiarissimo e all’articolo 29, secondo comma, recita “Il mancato o incompleto versamento del contributo è causa di incandidabilità”.

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