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Carlo Tansi

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Tempo di lettura 3 Minuti

COSENZA – Tornerà a riunirsi oggi l’interpartitica virtuale delle forze del centrosinistra voluta dal commissario regionale del Pd, Stefano Graziano. Il dilemma del tavolo è sempre lo stesso civico o politico? Gli attori seduti attorno al tavolo ne hanno la titolarità? Chi e cosa rappresentano? Se dovessimo guardare le cose dal punto di vista dei numeri ben poco, al punto che c’è chi dice che tutte queste forze messe insieme forse non riuscirebbero a comporre nemmeno una lista.

Ancora più evidente è la debolezza degli attori dal punto di vista politico. Basti pensare alla contraddizione di “Io Resto in Calabria”, movimento che pare sopravvivere nonostante Pippo Callipo si sia da tempo ritirato dalla scena politica e che è rappresentato al tavolo da un esponente del Pd. Poi ci sono i redivivi Verdi, rappresentati addirittura da un commissario e le Sardine che sembrano più uno stato d’animo che un movimento.

Facciamo questi esempi solo per dire che il civismo seduto attorno al tavolo di Graziano rischia di essere un inganno. Un tranello che non è esclusivamente calabrese, ma ha attraversato tutto il Paese da Tangentopoli in poi. Nato contro i partiti, il civismo ha finito per essere strumentalizzato e usato da questi ultimi, perdendo gran parte del suo significato originario. Ricorrere a figure civiche o apparentemente non-politiche, provenienti dal mondo delle imprese, delle professioni o della cultura, è stato infatti il modo attraverso cui i partiti, hanno cercato di riconquistare la fiducia dei cittadini.

Cosa c’è di civico (se non la provenienza per così dire sociale) in candidati che vengono scelti direttamente dai partiti quando questi ultimi si sentono in difficoltà o si rendono conto di non avere propri esponenti da mettere in campo? Cosa c’è di civico in liste e sigle che nascono non per forza propria e dopo un lungo impegno nella società ma solo con l’idea di allargare il bacino di consensi dei partiti? Come si concilia il gridare rinnovamento e andare contro i partiti per poi sedersi allo stesso tavolo per cercare un accordo elettorale?

La risposta per i 5 Stelle, che insistono sul candidato presidente civico prefigurando magari anche una giunta regionale della stessa natura, appare chiara: i grillini, non avendo un grande radicamento sul territorio, hanno tutto l’interesse ad “agganciarsi” al Pd per cercare di contare di più nelle assemblee locali. Un obiettivo per raggiungere il quale ci si vorrebbe nascondere dietro la foglia di fico di candidati apparentemente non legati ai partiti che in realtà sono scelti, avallati, sostenuti elettoralmente e al dunque controllati da questi ultimi.

In questo senso appare più coerente la posizione di Carlo Tansi che da tempo combatte contro quello che lui definisce il Put (partito unico della torta) e conseguentemente si è subito sfilato dal tavolo nonostante il corteggiamento di pezzi del Pd. Fra l’altro il geologo ha detto che entro oggi farà conoscere ai calabresi il nome del suo candidato presidente che secondo molti potrebbe essere ancora lui stesso. Così non è un caso che molti attivisti grillini dicono che in caso di accordo del Movimento con il Pd sono pronti a votare Tansi.

Insomma il tavolo sembra avere poco senso politico e scarse possibilità di successo se non il tentativo di mettere in piedi una rappresentazione utile ad avallare le scelte che si stanno consumando a Roma. Perché il vero problema è che a quel tavolo c’è un convitato di pietra: tutti i nodi irrisolti del Pd. Dieci mesi fa si è consumata una lacerazione nel partito alla quale è seguito un silenzio assordante. Non c’è stata né una discussione né un tentativo di riappacificazione nel partito. Al punto che secondo alcuni Graziano in questo suo esperimento non ha nemmeno tutto il Pd alle sue spalle. In questa situazione riuscire ad individuare un candidato e soprattutto un programma diventa impresa titanica.

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