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CATANZARO – Eppur si muove. Alle 21 di ieri sera è iniziato il secondo round dell’interpartitica del centrosinistra con modalità digitale. Da remoto si sono incrociati i vari punti di vista del colorato rassemblement. Novità? Alcune dirimenti. La più importante delle quali pare sia stata la presenza al tavolo delle trattative di Carlo Tansi che nei giorni precedenti era stato molto duro nel porre talune condizioni. Presenza, si badi bene, da confermare.

Se fosse ribadita la notizia cambierebbe – la notte, si sa, porta consigli – tutta la prospettiva della vicenda elettorale. La partecipazione di soggetti antagonisti rispetto alle canoniche prassi della partitocrazia, cambia l’angolo di visuale al di là di come poi sarà la realtà dei fatti.

Portatori di questo metodo che si può definire copernicano, sempre che prenda corpo sino alla fine, sono i movimenti che fanno capo a Tansi e ai Cinque stelle. Questi ultimi, a fronte di un testo scritto, diffuso l’altro ieri ai potenziali partner di una possibile alleanza elettorale, hanno chiesto, tra l’altro, la non candidabilità, anche retroattiva, dei due mandati. Un discrimine che disegna un ricambio generazionale.

Gli arancioni andrebbero più in là. Chiederebbero di non presentare gli uscenti. Una misura draconiana che rappresenta una scelta di campo. Ma questo sarebbe un passo conseguente, forse successivo.

L’incontro di ieri sera avrebbe deciso di formare due gruppi ristretti. Uno con il compito di esaminare i programmi per giungere a un prospetto condiviso e convincente. L’altro gruppo dovrebbe interessarsi della questione più spinosa, confronto sul metodo come scegliere il candidato a presidente e sulla modalità di come allestire le liste.

Il che implica toccare tante sfaccettature, non ultima come costruire un filtro selettivo che non sia emotivo e inutilmente punitivo. Insomma, i partecipanti dovrebbero evitare processi sommari perché rappresenterebbero un boomerang.

Comunque, in questa fase delicata la consegna è il silenzio, anche perché i desiderata delle varie parti devono, per essere realizzati, trovare una sintesi. Non è facile ma non è neppure impossibile. Nel frattempo il segretario del Circolo PD “Centro Storico e Frazioni” di Cosenza, Gabriele Petrone, ha convocato una Assemblea online per discutere della situazione politica cittadina e regionale; e del tesseramento 2020.

Petrone è un esponente dell’area Orfini, da tempo in rotta col segretario Zingaretti. La vicenda di Cosenza ha rilevanza regionale, non solo perché è la provincia più grande, quanto perché ha governato il territorio regionale per cinque anni, deflagrando successivamente. E, come se non bastasse, la città bruzia è chiamata a rinnovare il consiglio comunale dopo l’era Occhiuto-Santelli.

La scelta del candidato del centrosinistra non è neutra rispetto alle vicende regionali. Anche perché l’avversario del candidato del centrosinistra, qualunque esso sia, potrebbe vedersela con un candidato della stessa provincia.

Il tutto mentre i Verdi, tramite il coordinatore nazionale Angelo Bonelli, chiedono apertamente un rinvio («Non ci può votare in una possibile piena terza ondata») trovando sponda nel deputato Cinquestelle Massimo Misiti: «Mi domando a chi giovi veramente votare il 14 febbraio per le regionali: se c’è un pericolo così alto di contagi non è pericoloso convocare i comizi? E se sono vietati gli assembramenti, come si realizzeranno le raccolte delle firme?».

L’ipotesi rinvio è assolutamente impraticabile, invece, per Pietro Molinaro, consigliere regionale della Lega: «La data del 14 febbraio deriva da un provvedimento del Governo che con il Decreto Calabria ha disposto che le elezioni si svolgano dal 9 febbraio in poi. Evidentemente il Governo prevede che le condizioni dell’epidemia consentano lo svolgimento delle elezioni in sicurezza. Forse chi in questi giorni, essendo seduto in Consiglio regionale, continua a chiedere il rinvio delle elezioni sta mettendo al primo posto il proprio tornaconto, piuttosto che gli interessi generali».

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